CRACOVIA- Auschwitz – Diario di viaggio

E’ una meraviglia particolare questa città. Particolari le parole che mi serviranno per descriverla, in parte dolci e in parte amare. Un amaro troppo disgustante per il sapore che hanno lasciato nel tempo, non a causa sua ma per colpa delle atrocità commesse dalla razza umana.

La sua affascinante storia medioevale si affianca a quella tristemente nota della seconda grande guerra. Fa molto freddo e le strade sono in parte ricoperte da una bianca morbida neve. Zaino in spalla vagabondo nella città vecchia circondata dal parco di Planty e dai resti della cinta muraria medioevale, insieme ai due miei compagni di viaggio Marco e Tommaso.

Il primo luogo capace di catturare la mia attenzione è la piazza del mercato chiamata Rynek Glowny, la più grande piazza medioevale d’europa. Qui la Basilica di Santa Maria, una chiesa gotica del XIV secolo, ne domina la scena con le sue due torri di altezze differenti. Saliamo più in alto sulla collina di Wawel. Il meraviglioso castello simboleggia la città e una splendida cattedrale la illumina di cultura: al suo interno si sono celebrate le incoronazioni dei sovrani polacchi ed è la chiesa madre dell’arcidiocesi di Cracovia. La sera ceniamo in un ristorante tipico polacco divorando dei buonissimi pieroghi, tortine di pasta simili ai ravioli con dei ripieni sia dolci che salati. Il giorno dopo visitiamo emozionati l’altro quartiere storico di Cracovia: il di Kazimierz, che per 600 anni ha ospitato la comunità ebraica di Cracovia fino allo sterminio ad opera dei nazisti.

Da qui in poi le mie parole descriveranno emozioni tristi mai provate in nessun altro luogo al mondo…

QUARTIERE DEL GHETTO EBRAICO:

Cammino su una strada di ciottoli scuri. I miei passi riecheggiano tra i muri del quartiere con le stelle di Davide disegnate che non vogliono andare via. Non vogliono morire come invece hanno fatto gli uomini e le donne che vivevano qui. Loro sono giunte fino ai nostri giorni provenendo dagli anni della guerra. Torno indietro nel tempo immaginando il rumore degli stivali delle SS tedesche che picchiettando a terra facevano sentire agli abitanti del ghetto il rumore della paura. Un silenzio irreale avvolge questo luogo. Si percepisce il senso del dolore che c’è stato. Un dolore che queste mura, queste strade, questi ciottoli e questa umanità non potrà dimenticare mai.

AUSCHWITZ BIRKENAU- Campo di sterminio:

La neve copre con la sua purezza tutto il maledetto dolore che qui c’è stato. Entrando ad Auschwitz Birkenau seguendo le rotaie arrivo laddove il treno carico di bestiame composto da uomini, donne e bambini concludeva la sua corsa vicino al filo spinato. Qui la mia pelle si accappona. La corsa per alcuni finiva subito con l’inganno di una doccia, mentre per altri proseguiva con la garanzia che prima della doccia ci si sporcava di sofferenza. E’ enormemente infinito questo Lager. Entro in una delle “stalle” usate dalle SS tedesche per far riposare la notte il bestiame umano. Non so esprimere la sensazione che provo qui dentro. Tremo, mi manca l’aria. Mi rifiuto di pensare a cosa sia successo qui. Mi viene da piangere e star male. E’ buio, sporco e c’è un odore pesante rimasto impregnato negli anni che non riesce ad andare via dal male che qui ha abitato. Riesco a vedere i volti e le espressioni delle persone che per qualche mese, giorno o ora hanno vissuto qui. Mi appaiono con i loro pigiami a righe tutti uguali chiedendomi pietà. Li osservo inerme. Provo ad allungare una mano per soccorrerli ma non posso fare più nulla purtoppo. Solo un gesto forse inutile ma che mi viene dal cuore potrei fare. Mi sento in colpa e chino il mio capo pronunciando l’unica parola che mi viene in mente: “Perdonateci” in nome mio e di tutta l’umanità.

…PER NON DIMENTICARE MAI…

Alessandro Cusinato

Welcome to QUEENSLAND!

AUSTRALIA- Road Trip- From Uluru to Queensland – day 27- 31

Con gli occhi e con l’anima ancora incantati dall’emozione per aver visto e toccato il cuore rosso d’Australia ripartiamo per le vie infinite del deserto dell’Outback. Altri tre giorni di nulla assoluto ci aspettano, un nuovo viaggio massacrante ma indimenticabile ci attende per i prossimi 2500 chilometri in direzione nord verso il verde Queensland!  La prima tappa nel deserto sarà la città di Alice Springs. Ci eravamo già passati qualche giorno fa in direzione di viaggio opposta, quando da Darwin scendevamo a sud verso Uluru. Qui rifacciamo la spesa comprando scorte di cibo, di acqua e riempiendo taniche di benzina. Tutto deve essere perfetto per la traversata del deserto che ci terrà incollati cocenti sul volante per più di dieci ore al giorno, per tre diversi e lunghi giorni, contando anche le tre notti in tenda sotto un meraviglioso cielo stellato ma alla fredda temperatura  dell’escurione termica di quasi zero gradi.

Le ore passano tutte uguali: fuori dal finestrino l’asfalto rovente della strada perennemente dritta, a destra e sinistra il selvaggio bush e sopra di noi il cielo azzurro grande come un oceano. Nulla cambia per la nostra vista per due lunghi giorni. Ma la monotonia qui è qualcosa di davvero speciale, di sovrumano e di magico. Ti accompagna e non ti lascia mai riuscendo ad emozionarti come se ogni volta fosse la novità. Il silenzio assordante è rotto solo dall’autoradio della nostra jeep. La notte ci accampiamo con la tenda sul punto esatto dove passa il Tropico del Capricorno. Qui abbiamo passato una delle notti più fredde e dure di tutto l’intero viaggio!

Passata la sofferenza del freddo della notte,  i primi raggi di sole dell’alba ci riscaldano penetrando nel telo della nostra tenda. In un attimo dagli zero gradi della notte giungono i quaranta gradi del giorno! che vita tosta ragazzi! Una sana colazione e ripartiamo. Dopo 10460 chilometri esatti, sconfiniamo nel terzo stato australiano del nostro “road trip”! La strada cambia ancora. Immense praterie gialle fanno scomparire temporaneamente l’infinito bush. E’ cosi che mi da il benvenuto il Queensland!

Welcome to QUEENSLAND!
Welcome to Queensland!

Dopo centinaia di chilometri di deserto l’ambiente circostante incredibilmente cambia ancora. Inizia una prateria giallastra che si trasforma prima in colline verdi e poi diventa un infinita foresta tropicale. Un altro miracolo che solo questa terra può regalare! Facciamo rotta verso le Millaa Milla Falls. Camminando tra i sentieri rossi della foresta tropicale può capitare di perdersi tra l’ombra delle piante. Senti la voce dell’acqua che scorre. La segui e ti ritrovi laddove lei urla. Che meraviglia!

Il nostro viaggio prosegue verso la capitale del Queensland: la città di Cairns. L’umore di tutti per la prima volta scende. Siamo tutti un pò tristi perchè sarà l’ultima tappa del nostro Roadtrip iniziato trenta giorni fa da Perth… Il ritorno dall’estremo selvaggio del deserto fino alla “comfort zone” della città di Cairns per me e per i miei compagni di viaggio è molto scioccante… Mi sento spaesato tra le vie dello shopping e mal osservato dalla gente “civilizzata” che mi scruta con sguardi e pensieri strani. Beh, magari sarà solo la mia impressione… Ma del resto dopo un mese passato nei luoghi più selvaggi dell’Australia senza un letto con lenzuola pulite, con cibo razionato e quasi senza acqua (senza lavarsi per giorni)  penso sia normale. Ti abitui a vivere in modo diverso, quasi a “sopravvivere” senza fare sprechi. Ogni grammo di cibo che mangi, ogni vestito e straccio che indossi, e ogni goccia di acqua che bevi possono fare la differenza e sono la vita. Riesci a capire e gestire i tuoi limiti superandoli. Capisci davvero quando possono essere importanti le cose semplici come bere un bicchiere d’acqua. E quando ti  ritrovi qui, tra ristoranti con tavoli imbanditi di cibo, docce fresche in casa e tanto consumismo ti viene da pensare a quanto siamo fortunati  ma sopratutto a quanto soffre “l’altra gente”, quella che vive in povertà o nella cosiddetta “scomfort zone”.

Saluto l’oceano ringraziandolo per tutto quello che mi ha regalato. E’ grazie a lui se in questo grande stato enorme come un continente, esistono diversi microclimi con spiagge paradisiache,  foreste tropicali e il deserto. Ho avuto la fortuna di aver vagabondato per giorni in una delle zone più selvaggie al mondo e ne sono fiero. Ancora più fiero perchè insieme a me ha viaggiato mia sorella Giorgia. Che esperienza unica sorellina! e poi Marco il suo ragazzo, davvero una grande persona con un grande cuore e di grande esperienza di viaggio. E lo stesso vale per Nicolas. Un altro pazzo che come noi ha sfidato la natura estrema di questa meravigliosa terra. Senza dimenticare Choco! il più grande cane viaggiatore che abbia mai conosciuto!

Un ultimo pianto in aereoporto. Un abbraccio ai miei compagni e all’anima aborigena che illumina questa terra. Non ti scorderò mai… Arrivederci  mia Australia!

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La strada infinita

CONCLUDO LA MIA ESPERIENZA IN AUSTRALIA CON QUESTO PENSIERO….

Una strada infinita partita da Perth conclusa a Cairns dopo 11460 chilometri percorsi “on the road”. Abbiamo attraversato tre stati: Il Western Australia, il Northen Territory e il Queensland. Siamo passati per paesi, citta, praterie, savane di bush, spiagge, montagne, billabong con coccodrilli e dal mitico deserto dell’Outback. Mi porto dentro le giornate calde da star male, le mangiate con scatolette di tonno, la scorta d’acqua e di benzina perché per centinaia di chilometri non vi era un bel nulla. Non un cesso per pisciare, una doccia per lavarsi, un bar o un benzinaio. Ma solo sabbia rossa, cespugli e canguri che ti attraversavano la strada. E c’erano le notti fredde a causa dell’escursione termica. Trenta notti in tenda accampati dove capitava, accompagnati da tramonti colorati mozzafiato, da stelle che si potevano toccare e da animali selvaggi che si avvicinavano alla tenda per darci la buonanotte. Poi i miei compagni di viaggio: Nicolas che ho conosciuto qui, Marco il ragazzo di mia sorella e appunto mia sorella Giorgia. Di lei sono super fiero. Una ragazza che ha attraversato l’Outback, che ha passato giornate senza bagni e senza docce e che non aveva paura di niente nemmeno dei ragni o serpenti, qui pericolosi e velenosi. Sei in gamba sorellina! E poi c’era Choco, il cane viaggiatore. Un cucciolo di tre mesi che si è girato già mezza Australia! Non male come curriculum, puppy! Ma di questa terra non potrò scordarmi mai lo stato d’animo provato nell’Outback. Un’ esperienza cosi intima con la natura australiana da far arrossire la terra dal tanto tempo che la si guarda e far illuminare al buio gli occhi di notte, quando si ammira a testa in su la via lattea allungando la mano per afferlarla o cercando di prendere la luna piena che scappa, accendendo la luce sul bush infinito. Il grande silenzio che si sente per migliaia di chilometri ti riempie l’anima di pensieri, tenendoteli dentro sempre, per tutto il roadtrip, e per tutta la vita…

 

Alessandro Cusinato

kakadu National Park

AUSTRALIA- Road trip- Kakadu National Park- day 20- 22

Lasciamo Darwin per spostarci in uno dei luoghi più selvaggi del Northen Territory australiano nonché patrimonio dell’Unescu: Il Kakadu National Park.

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Ci attendono paludi, fiumi e scarpate di roccie arenarie. Coccodrilli, dingo, pipistrelli, tartarughe e centinaia di specie di uccelli vivono in un habitat composto da più di duemila tipi di piante. E’ una delle mete più ambite del nostro road trip e non vediamo l’ora di arrivarci! Dopo il solito lungo viaggio in jeep nell’Outback, stavolta lungo “solo” 250 chilometri, giungiamo ai confini del parco nazionale. Qui dobbiamo salutare Choko e affidarlo per qualche giorno a un dog sitter. Per lui come per tutti i cani ne è vietato l’ingresso e con una grande carezza lo salutiamo. Torneremo a prenderlo una volta finito il tour del Kakadu, più o meno tra tre giorni.

Dopo un facile ma affascinante trekking tra bush, boschi e alte rocce giungiamo in un luogo magico.  Visitiamo delle antichissime incisioni rupestri aborigene di epoca preistorica. I muri rocciosi del sito di Ubirr mi lasciano con la bocca spalancata dall’emozione. Antichissimi disegni risalenti a 20.000 anni fa, ricoprono ogni angolo di roccia. Molti aborigeni di oggi credono che queste pitture rupestri siano state realizzate dagli spiriti Mimi, per illustrare agli uomini le leggende della creazione e lo sviluppo della legge aborigena.


La sera ci accampiamo insieme ad altri viaggiatori vicino alla riva di un fiume molto inquietante perchè abitato da coccodrilli. Il consiglio di una guardia forestale è quello di dormire in una tenda sospesa da terra in modo da non essere “visitati” nella notte dai feroci rettili che potrebbero allontanarsi dal fiume per cacciare. Ma non disponiamo di quel tipo di tenda e la guardia ci tranquillizza suggerendoci di accamparci qualche decina di metri più in là, distanti dalla riva del fiume e più addentrati nella foresta. Montiamo la tenda accendiamo un fuoco e ci godiamo il silenzio delle prime luci della notte. Ma il momento più meraviglioso giunge una volta il spento il fuoco… Per fortuna la notte non è fredda come le precedenti nel deserto e decidiamo di dormire senza il telo protettivo. E’ bellissimo! Sdraiato nel sacco a pelo guardando in alto posso vedere le stelle, la via lattea e le costellazioni sparse nell’universo. Mi addormento cullato da un’atmosfera suggestiva che alleggerisce i miei pensieri. Ma in piena notte mi risveglio, disturbato da un concerto di suoni mai sentito. Forti versi somiglianti a gatti arrabbiati fuoriescono dalle bocche di grossi pipistrelli. Forti ululati di dingo riecheggiano nella jungla australiana. Migliaia di insetti cantano e uccelli notturni gridano come fossero in una piazza affollata nel pieno giorno. Sento dei passi a pochi metri dalla tenda ma il buio è talmente fitto che non riesco a vedere nulla. Riesco a sentire anche il respiro dell’animale! ma niente il buio ostacola la mia vista. Poco più in là assisto ad un inseguimento in piena regola tra un predatore ed una preda… o più prede e più predatori… chissà! Purtoppo non riesco a vedere nulla ma solo a percepire ed immaginare quello che sta succedendo a pochi metri da me. Sono talmente eccitato che non riesco più a chiudere occhio. Passo la notte in bianco sperando di vedere qualcosa, una sagoma o una presenza. Ma non riesco a vedere nulla… ma sono al settimo cielo! Marco, Giorgia e Nicolas dormono come ricci e non sanno la meraviglia che si stanno perdendo. Resto sdraiato a pancia in giù e sorridendo mi guardo intorno felice. Penso: Passano le ore e sono felice. Non voglio riaddormentarmi perché so che ad uno spettacolo del genere non assisterò mai più. La natura della jungla australiana mi sta regalando una notte indimenticabile. Giunge l’alba con i suoi primi raggi di sole e i primi cinguettii dei pappagalli. Svaniscono gli ululati e i versi tenebrosi dei pipistrelli. Spariscono i rumori degli inseguimenti tra prede e predatori ma resta dentro di me l’emozione di una notte magica passata a sognare ad occhi aperti la vita notturna della foresta del selvaggio Kakadu. La ricorderò come una delle notti più belle di tutta la mia vita.

Navigando tra i Billabong
Navigando tra i Billabong

La mattina dopo aver smontato la tenda ci incamminiamo verso il fiume e le sue paludi. Nella jungla di palme e bush, sorgono billabong di acqua torbida. Paludi inquietanti che solo a guardarle mettono soggezione. Dopo una notte meravigliosamente insonne tra versi selvaggi e stelle, il sole riflette i suoi raggi sull’acqua, mostrando la sagoma scura di chi inquieta e riempe di fascino il nord australiano. Sopra una barca navighiamo per le paludi ammirando incantati e rispettosi il vero re di queste terre. Sua maestà il coccodrillo.

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Ne vediamo a dozzine galleggiare e altrettanti riposare sornioni sulla riva del fiume tra i canneti. Intorno a loro centinaia di splendidi esemplari di uccelli marini che leggiadri si muovono tra le ninfee. La sera torniamo a prendere Choko il nostro cane viaggiatore. L’abbraccio con Giorgia e Marco è commovente! Salutiamo il Kakadu ringraziandolo per l’incontro con le tribù aborigene primitive, con sua maestà il coccodrillo ma sopratutto per la notte indimenticabile che mi ha fatto passare tra la sua natura più selvaggia. Kakadu Non ti dimenticherò mai.

Alessandro Cusinato

AUSTRALIA Roadtrip day 1-2 – From Perth to Nambung national park

Sono pronto ad affrontare il mio viaggio “on the road” che da Perth mi condurrá fino a Cairns percorrendo mezzo territorio australiano. Un viaggio lungo un mese che mi porterá ad attraversare tre stati: Il Western Australia e le sue coste selvagge, il Northen Territory con i suoi coccodrilli, e il verde Queensland. Dormirò in tenda vagabondando nel bel mezzo del mitico deserto dell’Outback. Uno dei roadtrip più selvaggi al mondo lungo più di diecimila chilometri!

Il Percorso
Il Percorso

CI SONO!

Dal finestrino dell’aereo finalmente intravedo la terra e le luci accese della cittá. Dopo ore ed ore sto per atterrare a Perth in Australia! L’emozione inizia a salire facendomi dimenticare la stanchezza derivata dal lungo viaggio di 25 ore in aereo ( tra scali vari) dalla ormai lontanissima Milano . Atterro intorno a mezzanotte e come nei docufilm di dmax affronto il mio “airport security”. Davanti a me tutto è uguale a quello che si vede in tv. Poliziotti enormi quasi disumani attendono i passeggeri pronti a sbarcare nella terra dei canguri. Passo i controlli con tempi lunghissimi… All’esterno dell’aereoporto mi attende una sorpresa graditissima: mia sorella Giorgia insieme a Marco il suo ragazzo. Loro vivono qui, e venirli a trovare è il  motivo principale della mia visita in questo lontano continente, insieme all’attravrersata dell’Outback. Prima di abbracciarli, Giorgia mi apre un telo con scritto “Welcome in Australia Ale “ . wow! Rivederla dopo cinque mesi è un’emozione enorme… pari e forse superiore a quella di toccare per la prima volta il suolo australiano.

Welcome!
Welcome!

Dopo un sonno rigeneratore, di buon mattino usciamo per fare un giro esplorativo della città. Fa freddo! Qui è pieno inverno e soffia un vento fresco e fastidioso. Ogni tanto cade qualche goccia di pioggia. Con mia sorella e Marco cè anche Nicolas, un ragazzo veneto che farà il Roadtrip insieme a noi. Simpaticissimo e alla mano. Saremo un bel team esplorativo! E poi cè lui.. il cane Cioko! Un cucciolo di 3 mesi che mia sorella ha deciso di adottare dopo aver concluso il lavoro in una farm del posto. Si perché Giorgia, Marco e Nicolas vivono qui in Australia e lavorano un po’ dove capita tra una farm e l’altra.

PERTH

Perth è la capitale del Western Australia. In passato questo territorio era occupato dalla tribù aborigena degli Nyoongar di cui si hanno tracce risalienti fino a 40000 anni fa. La città è molto accogliente, si affaccia silenziosamente sulla laguna dell’oceano indiano riflettendo nell’acqua l’ombra dei suoi nuovi grattacieli. Pochi per fortuna! Più che altro palazzoni. Da amante della natura chiedo di essere accompagnato in qualche quartiere con poco cemento.

Giungiamo al giardino botanico, dove oltre ad ammirare centinaia di specie di piante australiane, cè un grande lookout dove posso osservare tutta Perth nel suo splendore dall’alto di una collina. Ricomincia a piovere e non smetterà più fino a sera. Mi proteggo con il cappuccio del mio giubbotto. Qui la gente mi sembra un po’ strana. Quando la incroci per strada ti saluta con un << Hy, how are you? >> e poi se ne va!  << Le prime volte sorpreso da questo loro modo di fare gli rispondevo con << i’m fine and you?>> ma come nulla fosse se ne andavano lasciandomi li di sasso, e ci restavo anche male! Poi una volta capito il loro modo di salutare mi divertivo a chiedere come stavano per poi proseguire per la mia strada. Non ci resto molto tempo a Perth. Il tempo è prezioso e decidiamo di partire subito per il nostro Roadtrip. Disponiamo di due jeep stracariche di bagagli di ogni genere, e stracariche come il nostro entusiasmo! I nostri zaini posti nel bagagliaio proteggono come un muro compatte ceste piene zeppe di cibo, taniche d’acqua, articoli da campeggio e una grande tenda, chiusa in una sacca pesante. Tutto l’occorrente per affrontare un viaggio tosto e privo di comfort, come sarà il nostro.

Partiamo! Uscendo da Perth ci si tuffa subito in Indian Ocean Drive, una strada asfaltata contornata dalla terra rossa desertica e il verde della natura del bush. Un tiepido sole ci bagna ma più di tutte lo fa la pioggia che scende a scrosci forti e improvvisi. Nuvole scure ci accompagnano per tutto il tragitto fino a Banska reserve. Percorriamo i primi duecento chilometri in direzione nord, che sono bastati a farmi innamorare di questa terra. La lunga strada taglia in due la meravigliosa boscaglia australiana chiamata bush. Chilometri infiniti e incontaminati di piante basse che danno vita ad una foresta infinita capace di far invidia alla savana africana. Qui la cosa incredibile, è che appena si esce dalla città immediatamente inizia il nulla! Lo si nota dall’infinità proiettata fuori dal finestrino del fuoristrada su cui seggo, che mi sta trasportando verso l’orizzonte quasi inarrivabile. Più si prosegue e più la strada sembra uguale a quella che si è passata decine di chilometri prima, per proseguire sempre uguale anche centinaia di chilometri dopo.

La sera giunge in fretta, e già alle 18,30 cala il buio. Ci fermiamo per accamparci montando la tenda in un posto desolato disperso tra la strada e il bush. Ci prepariamo a passare la prima notte soli in mezzo al nulla. Le nubi coprono la luce delle stelle tanto da far apparire ancora più scuro del solito il buio, e il solo guardare all’esterno della tenda mi mette soggezione. Versi di animali provenienti dall’oscurità mi tengono attento per gran parte della notte e il profumo di un mondo lontano da tutto e tutti mi dona quel fascino indescrivibile capace di far capire a pieno cosa voglia significare la parola libertà!

LUBIANA – Slovenia Diario di viaggio

In un istante prendo la decisione di andare a vagabondare per un paio di giorni in Slovenia. Preparo lo zaino, accendo l’auto e in meno di cinque ore parto da Milano per giungere insieme al mio socio Tommaso a Lubiana, capitale della Slovenia.

Arriviamo bagnati da una pioggerella leggera che ci accompagnerà per tutto il weekend. Alloggiamo in un ostello a due passi dal centro. Depositiamo gli zaini e iniziamo il tour. Costeggiando il fiume Ljubijanica che bagna tutta la città e proseguiamo verso il centro. Qui camminando per i principali quartieri storici venendo accolti da una bellezza unica, regalata dal misto di medioevo, barocco e di liberty.  I ponti sono la vera caratteristica di questa cittadina. Dal nuovissimo “ponte dei macellai” costruito nel 2010 ubicato a due passi dal mercato dei macellai e soprannominato il ponte dell’amore, dove centinaia di innamorati legano un simbolico lucchetto alla ringhiera del ponte. Poi il “triplo ponte” che collega il centro storico alla parte moderna della città concludendo con l’affascinante  “ponte dei draghi” la prima opera in cemento armato di Lubiana che quasi spaventa alla vista delle statue dei draghi che appaiono semi reali!

Camminando si resta affascinati da questa cittadina tanto che risulta impossibile non fermarsi per scattare delle foto. Una quiete silenziosa sembra galleggiare dal lento fiume e giungere dritta fino ai ciottoli dei sentieri che compongono gli antichi quartieri. Il cibo da strada è parte integrante della città e il buon vino fa il resto. Dall’alto di una collina il castello di Lubiana osserva e protegge tutta la capitale attirando ogni curiosità verso di se. Naturalmente decidiamo di salire per visitarlo. Costruito più di 900 anni fa viene ora visitato dai turisti per la sua attrattiva principale: la torre. Salendoci in cima si può ammirare la vista panoramica dell’intera Lubiana dall’alto. Uno spettacolo!  L’area del castello è stata abitata fin dal 1200 a.c e si pensa che la cima della collina sia stata un accampamento dell’impero romano dopo un periodo celtico e illirico.

La sera Lubiana si sveste dall’abito di cittadina tranquilla per indossare il più caotico e allegro vestito che possiede nell’armadio. Decine di pub colme di gente sorridono alla meravigliosa aria fresca che si infrange festante sui bicchieri di centinaia di cocktail e birre! La mattina dopo proseguo il mio tour visitando il mercato centrale e la cattedrale di San Nicola. Essa è uno dei più bei esempi di arte barocca in Slovenia. Cammino poi  verso il parco Tivoli, il più grande parco della città con un’area verde di 510 ettari. Mesti Trg è il cuore antico della città, una piazza contornata da edifici, costruiti dopo il devastante terremoto del 1511, che la decorano donandole un aspetto fortemente barocca.

Unica pecca è stata la mia “non visita” alla biblioteca di Lubiana. Un imponente edificio rettangolare di quattro piani, quattro ali e due cortili interni decorata con meravigliosi mattoni rossi. Al suo interno sono contenuti  importanti manoscritti medioevali e stampe rinascimentali, oltre a possedere la più ampia raccolta di letteratura del Paese. Purtroppo gli orari d’apertura non mi sono stati amici e per trovare la biblioteca aperta al pubblico avrei dovuto attendere il lunedi. Beh la userò come una buona scusa per poterci ritornare ancora!

 

SOFIA- Diario di viaggio

Meravigliato dal fascino malinconico dell’est europeo, torno a visitare Sofia, la capitale della Bulgaria.

La città è circondata dalle montagne, i monti Balcani, e questo colpo d’occhio le dona un vestito verde che non ti aspetti. Dopo aver attraversato con un taxi parte della città, io e il mio compagno di viaggio Tommaso ci rechiamo all’ostello, posto quasi in zona centro. Giusto il tempo di recuperare una cartina della città, ci buttiamo subito zaino in spalla per le vie della capitale bulgara. Le prime impressioni sono le solite di quando si visita una città dell’est europeo. Si percepisce molto il degrado post sovietico e lo si assapora passo dopo passo. Insomma abitazioni e mura grigiastre con intonaci distrutte e mai più ricostruite, fili penzolanti dai pali della luce che attraversano la strada e tante automobili “antiche” che in Italia si usavano negli anni 90… Poi cammino incrociando le mura della vecchia Serdica, la Sofia romana antica, davvero meravigliosa. Accanto moschee e chiese ortodosse. Questo mix di edifici culturali e di periodi storici diversi donano un  fascino unico a questa città.

Prima di incomiciare il tour, mi fermo a pranzare in un ristorante tradizionale bulgaro. Il cibo è buonissimo! si inizia con della zuppa e si continua con piatti unici di pollo e patate con delle salse bulgare sensazionali! si accompagna il tutto con del pane e con della buona birra.

Il nostro giro inizia con la visita del simbolo della capitale, la cattedrale di Alexander Nevskij. E’ il più importante luogo religioso di Sofia e non a caso è l’unico monumento illuminato anche di notte. Costruita tra fine 800 e inizio 900 in stile bizantino è una delle chiese ortodosse più grandi del mondo. A pochi metri di distanza visitiamo anche la chiesa di Santa Sofia costruita nel IV secolo sui resti di numerose chiese precedenti e della città Serdica (la Sofia Romana)

Con i kiwei fradici sotto la pioggia battente, giungiamo in uno dei punti per me più emozionanti: La Rotonda di San Giorgio. Considerata il più antico edificio di Sofia. Una piccola meraviglia di soli 10 metri quadrati, un tempio pagano poi trasformata in chiesa. Qui di colpo la pioggia smette di cadere lasciandomi immortalare con una stupenda foto le più antiche rovine della città.

La sera visitiamo il quartiere festoso di Boulevard Vitosha e di Utilsa Rakovski ricco di discoteche, ristoranti e tanta movida.

 

L’indomani con un taxi mi reco a Boyana. un paese alle porte di Sofia poggiato sopra una verde collina. Qui sorge una meravigliosa chiesetta medioevale. Si pensa che, proprio al suo interno, l’arte rinascimentale europea venne dipinta dai suoi primi precursori.

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Boyana church

Salgo sulla scalinata di una delle chiese ortodosse medioevali più belle al mondo. E’ patrimonio mondiale dell’UNESCO. La sua fama la deve agli affreschi che contiene al suo interno. Al suo esterno una natura unica di alte sequoie secolari… una meraviglia!

La pioggia non smette mai di cessare ma non mi basta per placare la fame di curiosità. Tornando verso il centro della città rimane da visitare un’altra splendida chiesa anch’essa patrimonio dell’UNESCO. La chiesa russa di San Nicola. Il colpo d’occhio dall’esterno è fantastico! le cinque cupole dorate dominano il vestito della cattedrale che illuminano la sua lucente bellezza. Al suo interno resto ipnotizzato dalla cerimonia religiosa ortodossa. Ne resto cosi tanto affascinato che ci resto dentro per quasi un’ora.. Una cerimonia molto mistica dove i fedeli sono intenti ascrivere bigliettini all’Arcivescovo Seraphim morto nel 1950 ma che in fin di vita espresse il desiderio di continuare a ricervere in modo che lui continuasse a prendersi cura di loro.

Chiesa russa di San Nicola
Chiesa russa di San Nicola

Resto davvero sorpreso dal fascino di Sofia. Sarà forse per il suo volto timido ma colmo di storie antiche vestite di un malinconico abito dell’est, o per i suoi occhi grigi e freddi che ti ipnotizzano fino a farti innamorare delle sue strade e le sue chiese. Saluto Sofia dandole un bacio sulla guancia promettendole di ritornare, sussurrandole nell’orecchio di non preoccuparsi perché resterà per me una delle più belle “donne” con cui abbia viaggiato nelle mete d’Europa.

Alessandro Cusinato

TRANSILVANIA- diario di viaggio

Ogni viaggio ha il suo motivo. Ogni luogo da esplorare ha il suo più curioso posto d’attrazione. Io e il mio zaino siamo venuti qui per camminare sulle montagne, nelle foreste e nelle cittadine medioevali giungendo fino al castello di Bran, famoso per la leggenda del conte Dracula.

BUCAREST – La capitale

Il mio viaggio parte da Bucarest storica capitale rumena. Atterro in tarda serata e prima di recarmi all’ostello, insieme al mio compagno di viaggio Tommaso, mi dirigo verso il quartiere di Lipstani. Cammino pregustando i primi istanti nella terra rumena. Mi guardo intorno incuriosito consapevole di visitare una città segnata dal suo recente passato comunista. E’ buio e alcune vie sono segnate dal degrado. Alti palazzoni grigi con le mura rovinate dai segni della povertà, fanno da contorno alla strada sottostante con roulotte e cavi della luce che penzolano dagli alti pali. Per strada poca gente. Ma appena giungo nel quartiere di Lipstani tutto cambia. Musica alta rimbomba per la stretta e lunghissima via della movida rumena dove decine di disco pub e ristoranti fanno da meta a centinaia di giovani e turisti. Rimango piacevolmente sorpreso dalla bellezza dei locali e all’organizzazione. Bevo per festeggiare l’inizio del mio viaggio, brindando alla visita della Transilvania! Tornerò qui a Bucarest tra qualche giorno per visitare, tra le altre cose, un palazzo del XV secolo chiamato Curtea Veche, dove regnò il principe Vlad III, soprannominato l’impalatore… ma questa storia ve la racconterò più avanti…

DA BUCAREST VERSO BRASOV

Di buon mattino con un bus, giungo in stazione centrale per salire sul treno che mi condurrà nella mistica regione del conte Dracula. Mi attende un viaggio verso la Transilvania lungo all’incirca 200 chilometri. Ne approfitto per scrivere, restando affascinato dalla natura di questa terra che si intravede scorrere dal finestrino.

Treno per Brasov
Il treno per Brasov

Lungo un antico sentiero medioevale che dalla Valacchia porta alla Transilvania, in località Sinaia, sorge il Castello di Peles. Costruito in stile neo rinascimentale tedesco, venne eretto come residenza del Re di Romania nel 1873. Alla stazione di Sinaia scendo, e con il mio zaino in spalla percorro in salita un’altura che dopo un chilometro mi porta davanti al maestoso castello. Il colpo d’occhio è fantastico. Il bianco del castello risalta il colore verde della montagna. Le sue forme lo rendono il più bello dei 103 castelli esistenti in tutta la Romania. All’interno la ricchezza non si spreca.

BRASOV

Riparto in treno da Sinaia in direzione Brasov. Osservo la foresta dal finestrino, alberi che si arrampicano sulle montagne, qualche tetto di casa a forma di cono e poi ancora foreste… non a caso Transilvania vuol dire “oltre la foresta”. A Brasov i miei occhi si inebriano di colori e bellezza. E’ una cittadina bellissima e molto accogliente. Camminando per le sue vie si è rapiti dalla visuale dei Carpazi che la circondano e dalle tante abitazioni colorate in stile barocco. Alzando lo sguardo verso il cielo poi, nuvole bianchissime riflettono la luce calda del sole illuminando l’aria limpidissima di montagna. Una vera e propria perla della Romania. In città pregusto i piatti tipici rumeni davvero squisiti e visito la chiesa nera in stile gotico. Ma questa è solo la porta principale della Transilvana… L’indomani di buona mattina, prenderò un bus che in mezz’ora circa mi porterà a Bran ai piedi del famoso castello di Dracula…

 

CASTELLO DI BRAN

Finalmente giungo a Bran, il paese del conte Dracula. Mi aspetto di trovare un’atmosfera lugubre e tetra con tanto di ululati, pipistrelli in volo e cielo tempestoso. Ma al mio arrivo rimango un pò deluso, ritrovandomi in un luogo si meraviglioso, ma “non pauroso”. Non so se sia stata una mia fortuna capitare qui in una splendida giornata di sole!… Già perchè il sole toglie quell’alone di mistero che dovrebbe invece accompagnare la visita di questo mistico castello… Ma qui lo scrittore Bram Stoker in una grigia giornata d’inverno, fu ispirato nel creare il personaggio di Dracula. Non c’è nessuna nuvola grigia in cielo, ma il fascino della Transilvania, delle sue fitte foreste e del potente Vlad III l’impalatore, rendono questo castello il più affascinante di tutti. Insomma… C’era una volta il conte Dracula…

In serata torno a Brasov, ma l’indomani faccio ritorno a Bucarest. Qui non può mancare il classico giro in bici per la città. Visito i monumenti principali tra cui il parlamento. Ma la vera attrattiva qui è la “Curtea Veche”. Mi blocco sofferandomi davanti alla residenza di Vlad III, il temuto impalatore di turchi. Le rovine dell’abitazione e la sua statua, riescono a trasmettermi quel fascino terrorizzante che dalla Transilvania giunge fino qui a Bucarest.

Curtea Veche
Curtea Veche

Concludo il viaggio portandomi dentro la bellezza di questa terra. I colori di Brasov, le fitte foreste che si arrampicano sui Carpazi e i suoi tanti castelli, dipingono una meravigliosa natura mischiata alla storia. Forse è proprio questa la formula perfetta che da origine alla sua misticità. Una formula magica che ha trasformato il temibile Vlad III, realmente esistito, famoso per la sua terribile fama di impalare le teste dei nemici turchi nelle foreste cupe di Valacchia e Transilvania, in una figura inventata ma altrettanto terrificante come il conte Dracula. Cosi facendo ha reso immortale la sua anima, che vive qui, come fosse parte integrante di questa terra. Qui lo si percepisce… Impossibile restare indifferenti alle foreste incontaminate e cupe che fanno ombra a misteriosi castelli. Li oscurano cosi tanto da far svolazzare intorno pipistrelli che anche se non si vedono appaiono nei nostri pensieri.

Alessandro Cusinato

MADRID- diario di viaggio

Dici e pensi a Madrid e la prima cosa che ti viene in mente è la parola “movida!”… Ma vi assicuro che c’è molto altro…

Alloggio in un quartiere poco lontano dalla stazione dei treni di Atocha e ogni giorno a piedi con il mio immancabile zaino in spalla, macino chilometri per esplorare la calorosa città.

Ma questo mio diario voglio iniziarlo al contrario, ovvero dalla “noche”… Tutto inizia al tramonto camminando affamati, attirati dalle luci e i profumi dei suoi ristoranti. Come tori attratti da un panno rosso, si finisce al loro interno gustando tapas, paella e sangria. L’atmosfera spagnoleggiante fa il resto, riempiendo l’arena notturna dei locali madrileni di gente. Ha ufficialmente inizio la movida, dove non solo panni rossi ma di ogni colore, fanno ballare insieme tori, toreri e ballerine…

Di giorno il suo fascino è quello di una città elegante, vestita sempre con abiti colorati ma con quello spiccare di rosso e giallo in più. Camminando per le sue caratteristiche vie, si percepisce subito di essere nella calorosa Spagna. il bello di questa città è che nonostante contenga molte infrastrutture moderne sia comunque riuscita mantenere intatta la sua storia e originalità.

Appena si giunge qui non si può non recarsi nella Plaza Major. Di forma rettangolare e attorniata da porticati, è la piazza principale della città. Dopo una stancante camminata zaino in spalla bisogna recarsi allo storico Mercado de san Miguel! uno dei pochi mercati coperti di Madrid in stile Liberty, dove tra i vari prodotti tipici si può assaporare il mitico Jambon Iberico e il Pata Negra… non cè nulla di meglio di un bel panino per integrare la fame di curiosità.

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Parque de Retiro

Madrid è una città verde piena di parchi tra cui il Parque del Retiro. Al suo interno un enorme giardino lo attraversa, e un grande lago artificiale fa da specchio al monumento ad Alfonso, principale punto d’interesse del parco. Io e i miei compagni di viaggio specchiandoci nel lago, ammiriamo in lontananza l’immagine imponente del monumento. Ma ricordandoci di essere nel paese della “fiesta” posiamo gli zaini e ci rechiamo ad un cherenguito per sorseggiare altra sangria!

Girovagando per le affascinanti vie, giungiamo davanti al più antico ristorane del mondo: il “Sobrino de Botin”. La sua nascita è datata 1725. Purtroppo possiamo solo guardarlo da fuori perché i prezzi all’interno sono inaccessibili per noi!!!

i giorni successivi mi reco in uno dei più imponenti e splendidi palazzi d’Europa: il Palacio Real, residenza ufficiale del Re di Spagna. Al suo interno immense sale, quadri, statue e tanta ricchezza sanciscono quella che era ed è la potenza dei reali di Spagna. Davvero affascinante. La cosa che più inorgoglisce è che la maggior parte delle sue opere d’arte sono create dalla mano di artisti italiani. Vi sono pitture del nostro Bernini e una sala contenente una collezione unica di violini costruiti dal nostro Antonio Stradivari.

Il museo del Prado completa la vena artistica della città. Al suo interno uno dei miei quadri preferiti: Il Giardino delle delizie  la più famosa opera del pittore Bosch. Il dipinto raffigura tre scene che da sinistra verso destra rappresentano l’umanità. Nel primo riquadro vi è la creazione con un giardino dell’Eden rigoglioso e Adamo ed Eva, nel pannello centrale figure di uomini e donne nude, animali immaginari, frutti e nel pannello di destra vi è rappresentato l’inferno con demoni e la natura distrutta. Secondo l’immaginario di alcuni, l’autore vuole ammonire l’umanità per aver portato il mondo da un giardino meraviglioso qual’era ad una prossima distruzione… attraverso i suoi vizi, il suo capitalismo, le guerre e l’inquinamento… Un quadro che non smette di apparire nella mia mente. Dovremmo tutti possedere una sua copia sul nostro comodino e ammirarlo ogni mattina e sera. Ma sopratutto dovrebbero vederlo i potenti della terra che senza scrupoli ci stanno portando verso il terzo pannello di quel quadro. Vi lascio con sua l’immagine sperando che serva come riflessione per migliorare la vita del nostro splendido pianeta. Buena vision…

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“Il Giardino Delle Delizie” esposto al museo del Prado

Alessandro Cusinato

BERLINO e il suo muro- Diario di viaggio

E’ forte la mia curiosità per la capitale tedesca. Curiosità derivata dalla sua grande storia. Una fama che l’ha resa protagonista durante la seconda guerra mondiale ma sopratutto dopo, con la costruzione del suo famoso muro. Ora zaino in spalla. Non vedo l’ora di esplorarla!

Giungo a Berlino ed immediatamente la sua grigia atmosfera tipica delle città del nord mi colpisce. Alloggio in zona centrale. il mattino faccio colazione allo Starbucks con del caffè “quasi” buono. Siamo nel mese di Aprile qui fa freschino, e qualche nuvola ricopre la città. Nonostante ciò io e i miei due compagni di viaggio Maria e Cristian, affittiamo delle bici e insieme pedaliamo percorrendo parte della città. Non cè niente di meglio nell’abbinare la fame di conoscenza ad una sana pedalata! saliamo in sella facendo tappa presso i più importanti monumenti storici. La porta di Brandeburgo, il palazzo del Reichstag, il monumento ai caduti ebrei. Qui però inizia a pervadere un senso di tristezza e malinconia che fa pensare alle vittime della guerra e alla maledetta dittatura che l’ha dominata.

 

 

Davanti al Kaiser-Wilhem-Gedachtniskirche ( vecchia chiesa rovinata dai bombardamenti della guerra) pranziamo con patate e carne. Ammirandola si nota il contrasto tra la rovine antiche e la parte moderna della città. Questa chiesa è una chiara testimonianza degli orrori della seconda guerra mondiale.

 

 

Costeggiamo il fiume Sprea, che ai tempi sostituiva il muro che delimitava il confine tra l’est e l’ovest e giungiamo nel luogo che mi ha suscitato il bisogno di “venire” a Berlino. Finalmente davanti ai miei occhi appare “Il muro” o perlomeno quello che ne rimane… per fortuna! Da lontano appare come un semplice muro di cemento armato, ma più ci si avvicina e più si percepisce dentro una sensazione di “freddo”. Già, proprio come la guerra che da anni ha contrapposto le due superpotenze mondiali, che poi si sono spartite in due fette la città sconfitta.

 

Su di esso dei murales colorati tentano di far riaffiorare felicità laddove si era persa per per decenni. Devo ammettere che in alcuni tratti ci riescono in pieno, come nel punto dove vi è rappresentato il bacio tra Regan e Gorbaciov. Ma nella maggior parte del suo percorso no… Vi sono dei punti, con delle targhe commemorative con incisi i nomi e le storie di uomini, donne e bambini caduti, che dal versante ovest verso est o viceversa tentavano di oltrepassare il muro. Tutto questo mette i brividi. Noto una netta differenza tra la parte est (ex russa) costituita da vecchi palazzi e la ovest ( ex americana) molto più nuova e modernizzata. la differenza la si vede ancora oggi da una facciata all’altra del muro. Dalla parte sovietica non vi è traccia di disegni e colori mentre in quella americana i murales ne dominano la scena. Questo perché la vecchia dittatura comunista dell’est non permetteva nessun tipo di disegno sul muro.

La sera però Berlino lascia a casa quel suo velo di malinconia trasformandosi in una delle città più allegre e festose d’europa! Alexanderplatz è uno dei centri di festa e noi la abbracciamo mangiando wurstel, crauti e bevendo birra! I giorni successivi visito la più importante chiesa della capitale tedesca : Il duomo di Berlino. Finalmente un tiepido sole illumina scaldando l’anima della fredda città. Camminando mi reco presso lo storico Checkpoint Charlie , un importante posto di blocco situato tra il settore sovietico e quello statunitense.

 

Venne istituito nell’agosto del 1961 in seguito alla costruzione del muro di Berlino per permettere il transito del personale militare delle forze alleate, del personale militare sovietico di collegamento, del personale diplomatico e dei visitatori stranieri. Qui ora è possibile fare delle foto con dei “veri finti” soldati americani che restano in piedi sull’attenti nel vecchio posto di blocco. Tutto questo perché a pochi metri si trova il “museo del muro” che visito interessato.

 

Resti del muro sono presenti in gran parte della città ed è giusto che siano ancora visibili. Penso che le generazioni future debbano sapere cosa sia accaduto qui in passato, in modo che questo scempio non accada mai più. Venire qua e pensare che fino a pochi anni fa questa città venne divisa da un muro per i capricci di guerra fa rabbrividire. Un muro lo si immagina come un qualcosa di protettivo ma non di divisorio. Ora vedere il muro crollato mi fa sentire sollevato. Nonostante il suo passato burrascoso Berlino è una delle città più vive d’europa. Non bellissima ma parecchio affascinante e molto malinconica. La storia dell’umanità è passata da qui con le sue sfaccettature grigie che ora si stanno colorando, dipingendo di vita le pareti di cemento del suo muro.

Alessandro Cusinato

 

 

 

DUBLINO – diario di viaggio

E’ il giorno del mio compleanno. Che fare se non regalarsi un bel viaggetto? eh già… Prenderò un aereo per recarmi nella verde Irlanda con destinazione Dublino. Ma a pensarci bene però, non credo sia tanto “verde” in questo periodo dell’anno… è il 10 dicembre e il bianco del gelo ne avrà preso il sopravvento.

Atterro e subito il mio “non buon” inglese si scontra con il complicato slang irlandese. Chiedo indicazioni per arrivare al mio dormitorio. Ma me la cavo giungendo sano e salvo nel mio albergo/ostello. La prima impressione che ho con la città è molto positiva. Mi piace! cammino in una tipica cittadina britannica attraversando un quartiere con case basse colorate, simpatici uomini dai capelli arancioni e tanti pub. Il classico clima british dona il carattere alla città, e alzando la testa grandi nuvole grigie coprono un timido ma caldo sole. Sono fortunato perché nonostante sia dicembre, qui la temperatura non è bassa come al solito.

 

 

 

Cammino costeggiando il fiume Liffey che taglia in due la città. Dublino è soprannominata anche la città dei ponti. Nel pomeriggio incontro un gruppo di amici con cui avevo puntello dall’altra parte del fiume. Ma per incontrarli devo attraversare uno dei suoi ponti principali: O’Connel Bridge. Con loro mi reco subito nel luogo che negli ultimi anni sta attraendo gente da tutto il mondo: Il Guinees Storehouse. La fabbrica e museo della birra Guinees! Qui ci passo quasi mezza giornata, e quando usciamo fuori è già buio.

 

 

 

Dopo aver fatto il tour completo e sorseggiato diverse qualità di birre non ancora appagati ci spostiamo nei quartieri del centro. Già perché cè il mio compleanno da festeggiare e il mitico pub TEMPLE BAR sembra il posto ideale! Il mio regalo perfetto. La sera i ponti si illuminano donando a Dublino un fascino unico al mondo. Resto a bocca aperta dalla semplice bellezza di questa piccola città. basta poco per innamorarsi di lei.

 

 

 

Il giorno dopo facciamo colazione con un tipico brunch irlandese composto da carne, uova e verdura. Con lo zaino in spalla ripartiamo per il tour esplorativo per le vie della città. Passiamo dalle due meravigliose cattedrali St’Patricks e Christ Church Catedral, il castello di Dublino, il Trinity College. fino ad addentrarci nel secondo parco più grande d’Europa il Phoenix Park. Qui finalmente il verde regna sovrano. Certo non è paragonabile al verde del resto dell’Irlanda che ahimè in questo piccolo viaggio non riuscirò a vedere.

 

 

 

Il capitolo finale del mio racconto però, voglio dedicarlo al ponte più importante della città dei ponti: il piccolo Ha’Penny Bridge. Il primo ponte di Dublino. Il suo nome è dato dal costo del pedaggio che ogni uomo pagava per passare da una sponda all’altra del fiume! un penny. Un ponte storico che lo rende l’icona di questa meravigliosa città.

sdr

Saluto Dublino portandola nel cuore. E’ senza dubbio una delle città più belle che abbia visitato. Il suo stile british senza grattacieli e palazzoni, i suoi contenuti storici, la sua natura e la sua gente la rendono più allegra di quanto si pensi. Al contrario di altre città del nord racchiude un animo caldo che ti rapisce fin dal primo passo mentre si cammina nei suoi vicoli. Dispiace andarmene e non continuare il mio tour irlandese ma userò la mancanza attuale di tempo come una buona scusa per tornarci presto.

Alessandro Cusinato

SCOZIA – Diario di viaggio

E’ la stagione più fredda per visitare la Scozia ma rinunciare al fascino di questa terra nordica ricoperta di neve e ghiaccio è praticamente impossibile. Volevo festeggiare il giorno del mio compleanno in una terra ricca di storia e natura e completare il tutto con la classica ciliegina sulla mia torta. Recarmi da Nessi nella sua misteriosa dimora: il lago di Loch Ness.

EDIMBURGO

Arrivo a Edimburgo e davanti ai miei occhi innalzato su un alto sperone di roccia appare imponente il suo castello. Il colpo d’occhio è unico. Ci si sente piccoli piccoli di fronte al simbolo del regno scozzese. Il castello data la sua posizione domina il panorama della città. Lo osservo tornando con la mente indietro nel tempo immaginando gli attacchi dei soldati inglesi intenti a conquistare la fortezza scozzese.

 


Qualche metro più in là del castello cè l’ostello che ospiterà me e i miei compagni di viaggio Tommaso, Alessandra e Chiara per quattro giorni. Trascorriamo i primi due giorni visitando la città recandoci all’interno del castello, nella vecchia old town e arrampicandoci sulla collina di Arthur’s Seat dove giunti in cima si ammira tutta la città dall’alto. La sera invece girovaghiamo nei molti pub, fino alla mezzanotte tra il 9 e il 10 dicembre
quando felice festeggio il mio compleanno tra birra, kilt e cornamuse… ma restando sobrio perché l’indomani bisogna svegliarsi presto per affrontare l’escursione che ci porterà tra le selvaggie Highlands fino a Loch Ness.

LOCH NESS E LE HIGHLANDS

Finalmente arriva il giorno più atteso. Cosa cè di meglio nel festeggiare il giorno del mio compleanno girovagando per le Highlands innevate fino a giungere al più mistico dei laghi del mondo?  Credo nulla.  Fin da piccolino ero affascinato dal mistero che avvolgeva quel lago. Mi bombardavo di documentari e leggevo libri e racconti riguardanti Nessi.. si proprio lui Il mostro di Lochness. Mi ero sempre promesso che un giorno sarei andato a vedere con i miei occhi la sua casa. Questo stretto e lungo lago profondo fino a 230 metri circondato dalle cupe e silenziose Highlands.
Uno dei luoghi più mistici del nostro pianeta che ha suscitato da sempre in me curiosità e ispirazione.

Le selvagge Highlands
Le selvagge Highlands

Parto da Edimburgo alle 7,45 con il buio della fredda mattinata scozzese, insieme ai miei compagni di viaggio. Saliamo su un bus che ci condurrà a Loch Ness attraversando per trecento chilometri le meravigliose Highlands.
Dopo un’ora e mezza circa ci ritroviamo nel bel mezzo della natura più selvaggia.
Il gelido cielo si veste di blu con il bianco ghiaccio che copre la terra, disegnandone la bandiera scozzese. Paesini dispersi tra cornamuse, alberi imbiancati, e gelide acque nebbiose dei laghi, danno origine alla vita selvaggia delle Highlands.
Rimango affascinato e innamorato da questo paesaggio colmo di una natura selvaggia incontaminata.
un silenzo interrotto solo dai fischi leggeri del vento nordico domina la valle di prateria, una volta abitata da William Wallace e i suoi uomini, tanto che con l’immaginazione riesco a intravederli intenti ad affilare le loro armi.
Si percepisce nell’aria un profumo di storia vissuta. il profumo dei combattimenti per liberare la terra dagli oppressori inglesi mischiata all’odore selvaggio della natura. Un mix perfetto per me, capace di mandare i miei sensi e le mie emozioni in estasi..

Highlands
Bandiera nelle Highlands

Verso le 12,00 giungiamo sulle rive del Loch Ness e il mio cuore fa un altro battito in più.
La nebbia sembra nascondere il mistero di Nessi e il ghiaccio congela la voglia di ogni uomo nel cercare la sua presenza tra le gelide acque.
Ma la suggestione che dona questo lago porta ogni uomo a immaginarne la sua presenza tra le onde e i riflessi di luce che giocano insieme sulla superficie dell’acqua.
Tanto che ad un certo punto mi sembra di vederlo. Un’ombra scura che di colpo scompare immergendosi verso il fondo del lago. Attendo qualche minuto ma l’ombra sembra non ritornare più su..
Mi guardo intorno sorridendo, pensando che forse Nessi sia salito per un istante in superficie per salutarmi e farmi gli auguri di buon compleanno..
Lo racconto agli altri ma.. non mi credono..
Ma io voglio sognare e crederci un pò..
Grazie per gli auguri Nessi …;)

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SAINT ANDREWS

Il mattino seguente prendiamo il treno che dalla stazione di Edimburgo ci trasporta sulle coste del mare del nord.
I treno si addentra in paesini dispersi tra alberi imbiancati di neve e bianchi mulini a vento. Alla fine della sua corsa ci attende la stazione di Leuchars. Da qui un bus che fa capolinea a Saint Andrews, una città famosa per la sua università e la sua cattedrale che domina la baia, costruita cosi a picco sul mare che sembra sfidare le onde e i forti venti glaciali provenienti da nord.

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Seguendo il silenzio del lungomare, giungo sulla spiaggia per ammirare la gelida bellezza del mare del nord. Qui il rumore delle onde e il fischio freddo del vento, mi fa raggiungere la pace dei sensi con la natura. Completo il mio orgasmo naturalistico alzando lo sguardo ammirando le nuvole che come isole fluttuanti galleggiano nel cielo scozzese.

Ma di tutto questo meraviglioso viaggio, ricordo piacevolmente il mio strano incontro fatto con un libro posto su uno scaffale in un pub di Edimburgo. Non so come sia potuto accadere, ma il destino ha fatto in modo che  proprio dietro le mie spalle, poggiato sullo scaffale di legno, era “sepolto” da altri libri in lingua inglese un romanzo intitolato “BREEZE” … nome che dà il titolo anche al mio di romanzo!

 

Un brivido freddo mi pervase e una lacrima mi scese dal viso… Ero fortemente emozionato. Lo afferai e iniziai a sfogliarlo e con mio grande stupore notai che nel sottotitolo vi era la scritta ” Wild” e al suo interno disegni di terre selvagge e animali selvatici.. Tutte cose che amo più della mia vita… A quel punto iniziai a pensare, sognando che probabilmente qualche buona anima l’aveva riposto li sapendo che un giorno io l’avrei notato.  Ripensai “Forse questo libro che ho trovato qui per caso lasciato da qualche sconosciuto, vorrá trasmettermi qualcosa”. Beh, lo leggerò e poi vi farò sapere…

Alessandro Cusinato

 

 

 

 

Diario di viaggio – OMAN – Muscat

Muscat. Capitale dell’Oman.  La città sorge sul golfo dell’Oman ed è circondata solo da montagne e deserto.
Camminando per le vie della città noto immediatamente che l’antica tradizione araba ha preso il sopravvento sulla ricchezza derivata dal petrolio.
Mi aspettavo di entrare in una città araba come Dubai, Abu Dabi o Doha ormai sopraffatte dai milionari soldi dell’ oro nero che ne hanno cambiato per sempre la loro immagine.

Invece con mio sorprendente stupore noto che nessun grattacielo si innalza tra la sabbia del deserto, ma solo case basse bianche, tipiche della tradizione araba.
Addentrandomi nelle viette della vecchia old town l’odore di incenso soffoca i miei pensieri.
Cammino fino al porto entrando in una grande piazza rettangolare sulla quale si affaccia il Palazzo del Sultano.
Qui però la prima cosa che balza agli occhi è la grande ricchezza di cui è costituito il palazzo. Le colonne della sua facciata sono arrotondate e il colore che lo decora è l’azzurro e il color oro. Uno spettacolo d’architettura  costruito circa duecento anni prima dal Sultano Bin Ahmed.
Socchiudo gli occhi restando ipnotizzato dalla voce che fuoriesce da un altoparlante, che leggera rimbalza nella piazza fino alle mie orecchie. E’ La voce di un Imam che prega, rendendo questo luogo davvero magico.

sultano

Giungo finalmente alla grande Moschea del Sultano. Il colore bianco delle mura domina la scena, trasmettendo a tutti una sensazione di purezza. Una grande cupola contornata dal color dell’oro rende al sito religioso potenza e ricchezza.
La moschea è di costruzione recente terminata nel 1996.

Prima di entrare, degli addetti alla moschea, mi consegnano una tunica da indossare.
È di colore grigio e mi copre ogni parte del corpo esclusa la faccia. Copre sopratutto i miei tatuaggi non benvenuti all’interno della casa di preghiera islamica. Infine Prima di entrare mi tolgo le scarpe. Ora sono finalmente pronto mentalmente, ad addentrarmi in quella mistica atmosfera..
Sembra di essere immersi in un atmosfera fiabesca tipica delle storie de Le Mille e una notte..
Faccio il giro di tutta la Moschea circondata da cinque minareti simbolo dei cinque pilastri dell’Islam:
 1- Le testimonianze di fede
2- Le preghiere rituali
3- l’elemosina
4- Il digiuno durante il mese di Ramadan
5- Il pellegrinaggio a La Mecca

Attraverso la cosiddetta stanza delle donne ed entro in quella degli uomini famosa per aver al suo interno il secondo tappeto più grande al mondo e il lampadario più grande, interamente costituito da cristalli di Swarosky. La guida mi racconta che l’imponente tappeto di oltre quattromila metri quadrati è stato annodato a mano da seicento donne in soli quattro anni di lavoro.
Rimango affascinato dalla bellezza della moschea, un luogo magico, mistico e meraviglioso.

L’Oman è uno degli stati arabi ancora non “rovinati” dai profitti derivati dal petrolio.
La sua natura è ancora intatta come le sue tradizioni, e lo rendono uno stato tra i più affascinanti ed accoglienti d’Arabia. Tutto questo grazie al loro Sultano che non si è fatto abbindolare dalla ricchezza sfoggiata dagli sceicchi suoi vicini di casa degli Emirati Arabi che per attirare turismo hanno costruito cemento su cemento, sfidando e superando ogni record del mondo. Così facendo hanno portato si del benessere al loro popolo, ma hanno cancellato per sempre i veri valori e le tradizioni arabe che unite alla natura selvaggia di questa arida e rovente terra lo rendono uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Un pezzetto di cuore io lo lascio qui, tra le terre selvagge e ricche di storia dell’Oman.
Alessandro Cusinato

Diario di viaggio- EMIRATI ARABI- Abu Dhabi & Dubai

Eccomi ad Abu Dhabi la capitale degli Emirati Arabi. Una città affascinante, ancora non del tutto costituita da grattacieli e cemento. Questo la rende ai miei occhi, una piacevole città da esplorare. Si può definire un misto tra la bellissima Muscat in Oman e la super innovativa Dubai. Qui negli Emirati, Il giallo del deserto ne domina il territorio, ma appena si entra in questa città non si può non essere rapiti dal colore bianco della moschea più grande d’arabia: la “White Moschee”. Costruita di recente, terminata nel 2007. Può ospitare fino a 41000 fedeli.

 

 


Entro in questa moschea indossando una tunica bianca che mi rende parte integrante di essa… anche qui come in ogni sito religioso del mondo, noto la grande ricchezza dei materiali con cuoi è costruita. Il tappeto più grande del mondo, lampadari di Swaroswi ecc.. Inoltre i 99 nomi di Dio nel Corano sono presenti sul muro di Qibla… e all’interno un Imam canta preghiere islamiche, rendendo questo luogo più mistico del solito. Davvero emozionante… Esco dalla Moschea arricchito e ancor più consapevole che ogni religione merita di essere rispettata per le sue tradizioni e i suoi affascinanti ideali. Il giorno successivo navigo nel Golfo Arabo fino ad attraccare nell’isola di Sir Bani yas.

Sir bani yas
sir bani yas

E’ un isola naturale dove si possono incontrare più di trenta specie di animali in libertà che vengono salvaguardati dall’uomo. Si può navigare in kayak e assistere al volo di fenicotteri, cormorani, codoni, aironi grigi e l’uccello più simbolico… l’orice d’Arabia. Poi tartarughe di mare, gazzelle, antilopi, e pecore. Adoro quest’angolo selvaggio d’Arabia!
Con il mio zaino mi addentro nel deserto Arabico dove incontro branchi di cammelli, isolati arbusti, rocce e alte dune. Un oceano di sabbia selvaggia che sembra non finire mai… Questa si che è pura avventura!

dav
deserto

DUBAI

Non sono molto esaltato all’idea di visitare per la prima volta Dubai. Città del lusso sfrenato, dei record battuti, degli edifici ultramoderni. Da amante della natura selvaggia e della tradizione storica dei popoli, credo fortemente che sia l’ultimo posto al mondo che meriti di essere visitato! Ma credo anche che una volta nella vita ogni singolo posto del mondo debba essere visto. Anche il più brutto e il meno accogliente! Così eccomi qua nel luogo dove il cemento e il petrolio ne fanno da padrone. Visito la nuova città e ovunque mi giri incontro arabi straricchi con donne bellissime, macchine da sogno e grattacieli.

 

 

Da buon turista zaino in spalla mi accingo a visitare i posti per me più interessanti come l’acquario più grande del mondo, la spiaggia, e poi boh.. nient’altro penso… Almeno a me personalmente questa città non dona nessuna bella emozione. Cè addirittura una pista da sci dentro un centro commerciale compresa di pinguini! No no! mi dispiace ma non ci siamo proprio… Comincio a odiare questa città. Non cè nessun angolo di natura e di tradizione araba. Prima di andare via però assisto allo spettacolo creato attraverso giochi d’acqua dalla mega fontana vicino al grattacielo più alto del mondo: il Burj Khalifa.
Ecco forse questi venti minuti di giochi pirotecnici d’acqua riescono a suscitare in me un briciolo di emozione…

 

 


Fortunatamente esiste una “Dubai vecchia” lontana qualche chilometro dalla modernità della nuova, composta da case arabe, deserto e un grande Suq, il mercato arabo. Qui finalmente mi sento a casa. Dentro di me tornano le sensazioni che rendono un viaggiatore avventuriero vivo! Giro per tutto il mercato respirando l’odore d’incenso e odorando il profumo dei cibi arabi. Mangio dei datteri e bevo un buonissimo the! Acquisto dopo una lunga trattativa un Narghilè che orgogliosamente porto a casa in Italia.

 

 


Lascio Dubai un po’ deluso ma comunque arricchito. Visitandola ho capito quanto sia enorme la forza derivata dai denari del petrolio. Con esso hanno potuto costruire un mondo dove prima vi era  solo deserto o ancora meglio solo dell’acqua. Si perché sono state costruite anche delle isole artificiali nel golfo! Pazzesco!
Concludo questo viaggio portandomi dentro la bellezza dei deserti, dell’sola naturale di Sir Bani Yas, delle moschee e di tutta la terra dell’Oman.
Lascio invece fuori i grattacieli, le macchine lussuose, i centri commerciali e le isole artificiali, costruite sfidando le leggi di madre natura sfruttando una delle sue materie prime. Questi beni materiali non sono riusciti in nessun modo a regalarmi emozioni. Anzi al contrario, mi hanno creato ansia nel vedere un mondo finto creato solo per illudere la felicità degli uomini.

Diario di Viaggio- BELGIO

BRUXELLES, BRUGES e GENT

Vi racconto del mio tour belga trascorso girovagando per Bruxelles, Bruges e Gent. Famoso per la sua capitale Bruxelles sede del governo dell’unione europea, Il Belgio è uno stato ricco di storia, arte e natura. Insomma tanti validi motivi per visitarlo almeno una volta nella vita.
Il mio tour parte proprio dalla capitale Bruxelles e con il mio zaino in spalla inizio a girovagare per le vie della città. Molti palazzoni vecchi e altrettanti grattacieli nuovi ne costituiscono la sua personalità.. molto cemento e poche emozioni. Questo è quello che vedo e che penso al primo impatto.
Cosi mi butto nella ricerca dell’arte culinaria belga. Qui Il cioccolato è una squisitezza e la birra è la mia preferita in assoluto!
Ma la mia curiosità visiva, per ora rimasta un po’ delusa, viene poi ripagata al mio ingresso nella ” Grand Place” la piazza centrale di Bruxelles. Torri e palazzi in stile gotico ne fanno da cornice e io immobile nel centro mi sento avvolto in un vortice carico di storia, arte e bellezza.

Mi giro continuamente, guardandomi intorno esclamando ” Wow! sono al centro di una delle piazze più belle del mondo..!” di fatto iscritta nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco.
Qui ci passerò la notte di capodanno festeggiando con i miei due amici Chiara e Cristian l’avvento del nuovo anno. Brinderemo con tanta buona birra..
I giorni successivi mi muovo in metro e raggiungo la zona del parco Heysel per visitare l’Atomium, un monumento in acciaio alto 102 metri rappresentante i 9 atomi, che ne simboleggia la città dopo l’esposizione universale del 1958.


Ma il mio vero obbiettivo è recarmi al vecchio “stadio Heysel” ora ricostruito e rinominato “Re Baldovino” per rendere omaggio ai miei fratelli juventini morti tragicamente durante la finale della coppa dei campioni del 1986. La tragedia è tristemente famosa in quanto una tribuna dello stadio chiamata settore Z, crollò per l’invasione di molti hooligans inglesi. A causa del loro accesso e delle violenze la tribuna crollò schiacciando molti tifosi italiani. Appena giunto davanti allo stadio un vuoto freddo e profondo mi pervase l’anima. Il cielo sembrò più grigio e un silenzio tombale riecheggiava tra i quattro riflettori, le tribune e il mio sguardo.
Immaginai quegli attimi di terrore ripensando alle tante immagini viste in tv che sancivano quella maledetta violenza.

BRUGES

Il giorno dopo, viaggiando in treno da Bruxelles, giungo nella capitale delle Fiandre: la meravigliosa Bruges. Si meravigliosa! questo è il termine adatto per definire questa cittadina a nord-ovest del Belgio. Qui camminando per i sentieri ciottolati ci si può innamorare a prima vista di questa “Venezia” belga… la cittadina medioevale è interamente attraversata da splendidi canali che ne caratterizzano la sua sua identità. Mi fermo più volte a scattare decine di foto a ogni scorcio caratteristico composto da ponti, case basse e chiese fiamminghe.


Arrivato nel centro storico, brindo con della buonissima birra insieme ai miei compagni di viaggio Chiara e Cristian.
Anche questo luogo è stato proclamato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Fa molto freddo ma è impossibile resistere alla tentazione di fare un giro in battello tra i canali. Cosi girovaghiamo per la città ricercando dalla superfice dell’acqua ogni angolo nascosto di questo paese fiabesco. Il colore giallo e marrone delle foglie cadute fa da tappeto a gruppi di cigni e anatre ci accompagnano seguendo la nostra navigazione.
E dopo la leggera nebbia che ci ha accompagnato per tutta la mattinata, come nelle migliore favole, arriva anche qui il lieto fine! Finalmente ci pensa il sole con i suoi raggi a ravvivare il colore invernale riflesso dai canali sulle foglie appassite.

GENT

Un successivo viaggio in treno mi conduce ancora nelle Fiandre nell’antica contea di Gent. Altra meravigliosa scoperta! città fiamminga dal fascino incredibile. La definirei un misto tra Amsterdam e Bruges dove i canali e i vicoli caratteristici rapiscono la mente per poi restituire dei pensieri ricchi di ispirazione. Il cielo è grigio e Gent veste il suo abito più freddo ma nonostante ciò la sua bellezza non ci congela affatto il cuore ma lo riscalda di ammirazione.

Tutta la città come Bruges è patrimonio Unesco. Osservo la cattedrale di San Bavone e sul lato opposto il Belfort. Gent è una delle poche città dove è possibile trovare ogni stile architettonico. Qui infatti è nato lo stile dei tetti a scaletta esportato poi in Olanda dai protestanti fiamminghi.
Termino il mio tour nel Belgio arricchito e pieno di ispirazione. Mi prometto un giorno di ritornarci magari in una stagione più calda. Le Fiandre del nord sono una delle regioni più interessanti d’Europa e averle visitate mi hanno fatto scoprire un mondo nuovo pieno di arte e architettura. Ma il vero vincitore per me qui è la birra! Non esiste al mondo birra più buona di quella belga…

Cin Cin !!! alla salute !!!

Alessandro Cusinato

Diario di viaggio- Thailandia

Viaggio fatto nel febbraio del 2015.

Vi racconto quel che ho vissuto a Phuket, un’isola nel sud della Thailandia bagnata dall’oceano indiano e famosa per le sue spiagge bianche e coralline. Passo il primo giorno nella meravigliosa spiaggia fuori dal mio resort. L’ambiente è meraviglioso ma molto suggestivo… si è bellissimo ma… è una di quelle spiaggie colpite dallo Tsunami del 2006 e sdraiarsi al sole su questa sabbia mi fa rabbrividire. Cerco di non pensare troppo agli attimi terribili accaduti anni prima, ma la mia immaginazione e sensibilità non riescono a riportarmi con la mente al presente. Per diversi istanti rimango immobile nell’osservare l’orizzonte dell’oceano per poi tornare con la mente sulla spiaggia ripercorrendo col pensiero la pazza corsa di quelle dannate onde. Sono attimi di una stranissima emozione. Fortunatamente il tempo passa e dentro me sospiro pensando che fa tutto parte del passato. Pian piano mi rilasso e verso sera mi godo uno dei tramonti più belli della mia vita.

Il giorno successivo vado in escursione nella vicina cittadina di Patong. La città è molto caotica e povera. Per le strade si incontrano fiumi di turisti di tutte le nazionalità e tanti thailandesi pronti a sfruttare in ogni modo l’unica loro fonte di guadagno. La povertà qui è molto alta e i turisti sono per loro oro caduto dal cielo. Si contratta su tutto dalla vendita di una maglietta all’assaggio di insetti cotti! si! qui il mangiare non è affatto male, da piatti a base di riso,pesce o carne fino agli insetti… e se si viene qua non si può non provare i famosi massaggi thailandesi.


Nei giorni successivi faccio diverse escursioni in motoscafo nelle stupende isole intorno a Phuket. Esploro anche Phi Phi Island famosa per essere stata il set del film “THE BEACH” con Leonardo Di Caprio. Ma l’escursione mi delude, causa del troppo affollamento di turisti che invadono la piccola spiaggia paradisiaca… manco fosse il peggior ferragosto di Rimini! Insomma molto meglio avventurarsi in qualche altra caletta dispersa nell’oceano, molto meno famosa ma più silenziosa e selvaggia.


Navigando capita spesso di gettarsi in acqua per nuotare e fare dello snorkeling. Quello che si vede intorno è un meraviglioso spettacolo della natura. Scogliere a picco su un mare verde smeraldo e spiagge bianchissime ricche di sabbia finissima. Sopra le scogliere una fitta foresta verde abitata da simpatiche scimmiette che dall’alto dei rami ti osservano intente a difendere il loro territorio.

 

Torno in Italia con la consapevolezza di essere stato in un paese meraviglioso ma molto povero dove la più grande fonte di ricchezza è portata da noi turisti. E’ un vero paradiso in terra. Hanno mare, spiagge da sogno e una jungla affascinante da esplorare. Ma se ci si allontana dalle spiagge e ci si addentra all’interno delle città si prova un senso di tristezza osservando uomini e donne pronte a tutto pur di guadagnarsi da vivere. La sera le ragazze ti chiamano per intrattenerti all’interno di un pub o di un locale e se si è single è facile uscirne “fidanzati”. I thailandesi sono un popolo magnifico, capace di sorridere sempre. Ti contagiano fino a non farti smettere di essere felice per tutta la durata del viaggio. Dopo lo Tsunami del 2006 si sono rimboccati le maniche e con la forza di volontà hanno ricostruito tutto compreso le loro paure contenute nelle loro anime. Tornerò sicuramente in Thailandia per visitarne il nord, per scoprire la sua splendida natura e il suo popolo che non si è mai arreso e mai lo farà usando come arma il proprio sorriso.

 

 

 

MAURITIUS e la sua anima – Diario di viaggio

Sarà stato solo un sogno, ma posso assicurarvi che al mio risveglio avevo ancora  la bocca spalancata dall’emozione mentre ripensavo a quello che avevo appena vissuto. Ricordo di essermi catapultato all’improvviso all’interno di un immenso giardino dell’eden. Banani ,palme, ibisco, frangipane e frutti tropicali coloravano l’intero paesaggio di profumi e colori estasiatici. Camminavo accaldato con indosso la mia canottiera e sulle spalle portavo uno zainetto mentre scimmiette e pappagalli rallegravano con la loro presenza la selvaggia natura incontaminata che mi circondava. Afferrai la mia macchina fotografica pronto per catturare con uno scatto i momenti più suggestivi.

 

Affascinato mi voltai , notando ampie distese di canna da zucchero , the e vaniglia che con il loro profumo mi condussero insieme alla deliziosa fragranza del fiore di frangipane, all’interno di un piccolo villaggio. Uomini e donne sorridenti banchettavano all’aperto con piatti piccanti speziati dai sapori forti. Quei caratteristici odori stuzzicarono in me l’appetito e per un attimo riuscirono addirittura  a farmi dimenticare il buon profumo di vaniglia e frangipane. Il sorriso di un uomo gentile, mi donò poggiando nelle mie mani un piatto contenente una squisita prelibatezza da assaggiare. Ma il richiamo di un delfino mi fece ricordare che dovevo proseguire la mia marcia fino al mare. Giunsi su una spiaggia di sabbia bianchissima che leggiadra si strofinava pungente sulla mia pelle abbronzata dal sole dei tropici.

 

Davanti ai miei occhi , uno spettacolo maestoso : l’mmensità dell’oceano indiano. Ma nonostante la sua grandezza, sapevo di essere protetto da un meraviglioso muro di coralli colorati che come una cinta circondavano quel giardino e la sua cristallina piscina salata. Nel frattempo qualche imponente onda oceanica in lontananza tentava invano di penetrare oltre la cinta, con il muro naturale della barriera corallina che potente le respingeva. Tranquillizzato e Innamorato dalla cristallinità di quell’acqua tiepida, mi tuffai nuotando tra delfini e tartarughe. Incontrai alcune specie di pesci che fin ora avevo visto solo negli acquari. Mi senti leggero, felice senza il peso dello stress della mia normale vita. Mi sembrava di volare immerso nel blu di quella parte calma e tranquilla dell’oceano. Poi di colpo iniziò a piovere. Era la classica nuvola di pioggia giornaliera che dall’alto bagnava l’intera isola. Era ora di tornare all’interno del giardino e andare a caccia dello scatto più bello e suggestivo da fare.

 

Alzando lo sguardo però, uno strano animale simile a una gallina mi fissò domandandomi: – Straniero, prosegui il tuo viaggio senza far del male a questa terra .-
Rimasi di sasso. Ma poi lo strano essere scomparì e senza dar molto peso alle sue parole continuai a camminare.
Il sentiero mi portò dritto verso un lago chiamato ” Gand Bassin” ” dove l’altissima statua del dio Shiva sorgeva impetuosa . Un pappagallo cinguettandomi nell’orecchio mi sussurrò che per la gente induista del posto il lago era sacro. Scrutando il lago e sulle sue sponde notai con grande fascino che vi sorgevano  numerosi templi induisti. – Ecco questo è un altro ottimo motivo per scattare una foto. –  pensai . Poi in silenzio entrai in un tempio rigorosamente a piedi scalzi .

 


Ma il pappagallo molto saggio mi consigliò di proseguire il mio cammino fino a “Chamarel ” promettendomi che li avrei trovato il più chimerico scatto fotografico che cercavo. Mi disse di proseguire dritto per qualche chilometro sopra il monte e poi ci sarebbe stata Tarta, una tartaruga gigante che mi avrebbe accompagnato a Chamalet. Lo ascoltai e poco dopo incontrati proprio Tarta. Era enorme ma gentile e mi disse di risalire sul monte ancora un po’ più in alto e che poi avrei assistito a uno spettacolo della natura unico al mondo. Sali più sopra arrivando a destinazione. Vidi qualcosa di unico al mondo. Rimasi immobile con la bocca spalancata. Ammirai una zona ricoperta da sette strati di sabbia ognuno di colore diverso (rosso, marrone, viola, verde, blu, porpora e giallo) Uno spettacolo naturale dato alla vita dai caldi raggi del sole contro la terra di origine vulcanica di quell’esclusivo luogo.

 

Altre tartarughe giganti che tranquille passeggiavano sopra quella fantastica terra colorata guardandomi perplesse mi domandarono : – Ma lo sai come si chiama questo posto? –
– No.- gli risposi
– Si chiama Terra dei sette colori . – mi risposero in coro pappagalli , tartarughe e quello strano animale simile a una gallina che avevo incontrato poco prima .  Presi la macchina fotografica e scattai una foto ad dir poco meravigliosa . Ma come in tutti i sogni venni sbalzato imprevedibilmente di nuovo in mare , dove un delfino mi trasportò su un isoletta incantevole chiamata ” L’isola dei Cervi”.
Una volta giunto sulla più piccola isoletta mi accorsi che il mare e la spiaggia sembravano ancora più cristallini . Con mio grande stupore osservai sotto riva, centinaia di stelle marine che garbate abitavano il cielo azzurro dell’oceano. Ne presi una in mano estraendola fuori dalla superfice dell’acqua.

Ma a quel punto lo strano essere somigliante una gallina appollaiato a riva tra le palme osservandomi esclamò – No straniero, le stelle marine non possono vivere se estratte fuori dall’acqua del mare .- Sbalordito e confuso rilasciai immediatamente la stella sommergersi nell’acqua .
A quel punto incuriosito gli domandai.
– Ma tu cosa sei? –
Lo strano essere apri le ali e con fare aggraziato mi rispose:
– Ma come non lo sai ? Sono l’anima dell’isola straniero..tutti mi chiamano DODO .-,

La commozione mi congelò il sangue . Caddi nell’acqua svenuto e privo di sensi .
Mi risvegliai nel mio letto ancora emozionato .
Avevo parlato con un animale estinto da secoli , nato e cresciuto soltanto su quell’isola paradisiaca e che a causa dell’invasione dell’uomo si era estinto per sempre .

L’isola di Mauritius è uno dei pochi paradisi terrestri rimasti che ho avuto la fortuna di visitare . Spero con tutto il cuore che l’anima del Dodo protegga quest’isola per sempre . Sarebbe bello pensare che un giorno il Dodo , possa tornare a giocare tra le canne da zucchero, nella vaniglia o sulla terra dei sette colori del vulcano . Sperare non costa niente , anche se in questo caso “sognare ” un suo ritorno sembra molto più logico .  Che dio benedica la natura e .. che dio punisca la cattiveria dell’uomo .

Alessandro Cusinato