AUSTRALIA -Roadtrip -Uluru- day 22 – 27

E ora si scende dritti nel cuore rosso dell’Australia… Uluru. Ci aspettano duemila chilometri di nulla assoluto. Quattro giorni di avventura,sofferenza e gioia infinita nel bel mezzo del deserto dell’Outback. Una tappa “on the road” tra le più toste al mondo verso la terra sacra aborigena. Facciamo scorte di cibo, taniche di benzina e di acqua. Per giorni non incontreremo anima viva. Saremo solo noi quattro con il nostro Choco le nostre jeep e la nostra tenda, accompagnati dal caldo soffocante del giorno e dal freddo dell’escursione termica della notte.

Il nostro primo obbiettivo sarà l’arrivo nella città di Alice Springs distante 1500 chilometri. Imbocchiamo la mitica Stuart Highway. un’ infinita strada che coi suoi rettilinei infiniti ti ipnotizza fino alla monotomia. Ci si può sdrairare a terra lungo la linea tratteggiata della strada per ore senza che nessuna macchina o nessun Road Train ci passi. Ogni tanto è facile vederci atterare i velivoli dei Royal Flying Doctors, l’organizzazione aereo medica che porta soccorso nelle zone più remote del mondo compreso l’Outback. Passano i primi due giorni di viaggio rigorosamente tutti uguali. Il bush, la sabbia rossa, la stessa strada, lo stesso caldo ma lo stesso entusiasmo. Dopo mille chilometri incontriamo il primo segno di civiltà: un Roadhouse! uno di quelli mitici dove bisogna fermarsi per forza. Un pò per stanchezza e un pò per darsi una sciacquata e parlare con qualche viaggiatore pazzo come noi.

La notte ci accampiamo nel deserto in un luogo talmente disperso da far imbarazzare anche le stelle che dall’alto ci guardano dall’infinità dell’universo. Lo spettacolo che ci regalano è una delle cose più belle che abbia mai visto nella mia vita. La via Lattea e i pianeti illuminano la mia notte. Resto per più di un’ora immobile a guardare il cielo. Un’energia inspiegabile mi attrae a loro. Qui tutto è più limpido nonostante sia notte. Si sentono versi di animali rieccheggiare nell’aria pura e riesco a vedere cosi in profondità l’universo tanto quanto riesco a guardarmi dentro nei miei angoli più bui interiori. Mi sento parte di un’energia cosmica che mi rende uguale alle stelle, alla luna e alla terra rossa che ricopre le mie scarpe e il mio viso, sporco dall’arida giornata di questo viaggio. Dopo tre giorni oltrepassiamo il Tropico del Capricorno e finalmente giungiamo ad Alice Springs la capitale del deserto Australiano.

Qui ci fermiamo per rifare scorta di acqua. Ma ripartiamo subito perchè a soli 450 chilometri ci attende la meraviglia più bella dell’intero viaggio e la “più sacra” per gli aborigeni.  Ed eccola là… lungo la strada, dopo 9000 chilometri di viaggio appare la sua sagoma rossa. Avrò visto mille foto di Uluru, ma nulla poteva prepararmi alla sua imponenza e spiritualità. Da lontano si percepisce davvero di sentire battere il cuore rosso d’Australia, e da vicino il senso di pace che lo avvolge trasmette tutta l’energia di madre terra. Il tramonto che scende sul cuore rosso mi regala una luna piena gialla come un sole. Lei che al contrario sale, prima appoggiandosi premurosa sulla grande roccia e poi, una volta giunta in alto, osserva tutto e tutti illuminando la via notturna di ogni aborigeno che vuole giungere fino a qui…

Ed ora vi voglio raccontare una storia bellissima accaduta a qualche centinaio di chilometri da Uluru…  il mio incontro con Herb, il suo cane Snotty e la sua amata bicicletta… una storia magica che porterò dentro di me per sempre. Una storia che solo in certi viaggi si può vivere…  ECCO VE LA RACCONTO:

ROADTRIP day 27- La sera ho conosciuto un signore di 75 anni di nome Herb. Un biker, uno da rispettare e stimare. Ci ha accolto subito salutandoci appena entrati nell’area di sosta per montare la tenda. Un gentiluomo uno degli ultimi rimasti. Mi stringe forte la mano, dopo avergli mostrato il tattoo della mia mountain bike che ho disegnato sul mio avambraccio, e dopo avergli detto che anche io sono un biker viaggiatore come lui. Mi invita a vedere la sua bici. Moriva dalla voglia di mostrarmela. Ne era orgoglioso. Lo avevo capito subito che era tutta la sua vita. Stava si viaggiando in solitaria, ma con la compagnia del suo cane Snotty di 10 anni che stava riposando nella loro tenda. Un brivido emozionante mi pervase.. “Che coppia..” pensai nella mia mente. Lui intanto mi raccontava i dettagli il viaggio che stava compiendo. Era partito da Perth per girare tutta l’Australia e ritornare nel giro di un anno ancora a Perth.. un viaggione … A quel punto esclamai: ” Wow”. Ero rimasto senza parole davanti a un signore così arzillo ma pieno di vita e di progetti… Lo ammiravo mentre mi raccontava del suo grande viaggio. Era entusiasta, fiero e aveva voglia di parlarne con qualcuno, magari uno come lui, con i suoi stessi interessi. Le sue parole mi entrarono dentro. Ero estasiato. Gli chiesi se potevo fare una foto con lui e la sua amata bici e subito mi abbracciò quasi come fossi un figlio. ” Yes it’s a pleasure” Mi rispose. Mia sorella scattò la foto. Ci tenevo molto che uscisse bene anche se venne un po’ buia a causa del tramonto ormai inoltrato. Ma la cosa che mi lasció ancor più a bocca aperta fu la vista di un deplian sulla bici con scritto -Herb e Sonny blog-. Esclamai: “Non ci credo questo signore di 75 anni possiede un blog! Ed è anche scrittore”. Gli chiesi se era lui che scriveva gli articoli del suo blog. Mi disse subito: “Si! Seguimi se ti va!” In inglese naturalmente.
Senza pensarci ed emozionatissimo risposi:” “Certo ne sarei onorato”.

Una persona incredibile e mentre ci parlavo pensavo che sarei potuto essere io alla sua età … A 75 anni fare un viaggo in solitaria in bici e in tenda immerso nella natura con tutta quella grinta e passione… e perchè no con la compagnia di un cane. “La cosa più bella del mondo!” Pensai.. Lo salutai augurandogli buon viaggio. Sapevo a quanto ci teneva, perché lui è proprio come me, o meglio io sono come lui..
In un attimo gli ero entrato nella mente capendo quanto lui amava viaggiare, vagabondare nella natura, non stare mai fermo e soprattutto conoscere se stesso ogni giorno che passa, superando i propri limiti conoscendo posti nuovi.
Buonanotte caro Herb!

La mattina dopo lo vidi dal finestrino della mia auto, lontano una trentina di chilometri più in là dal posto in cui lo avevo incontrato. Lui pedalava sulla strada nel caldo del deserto dell’Outback. Pedalava fiero e anche se non riuscivo a vedere il suo viso a causa del caschetto che portava e dall’alta velocità della mia auto, capiii che stava sorridendo e cantando come un bimbo felice mentre si gustava la bellezza del paesaggio. Gli suonai il clacson e lui mi salutó. Era bellissimo con la sua andatura lenta e coraggiosa di uno che ha vissuto la vita ma ne voleva vivere ancora. Avrei voluto fermarmi per parlare ancora un po’ con lui o magari prendere la mia bici e continuare il viaggio insieme. Un sogno.
Ma non si può e va bene così. Ma Sono felice perché ora posso seguire la sua avventura. Non sa quanta energia sia riuscito a trasmettermi e ringrazio il fato per aver fatto incrociare i nostri spiriti liberi, in una serata dal tramonto mozzafiato nell’Outback australiano…

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Buona vita Herb,

Grazie mia magica Australia!…

 

 

 

kakadu National Park

AUSTRALIA- Road trip- Kakadu National Park- day 20- 22

Lasciamo Darwin per spostarci in uno dei luoghi più selvaggi del Northen Territory australiano nonché patrimonio dell’Unescu: Il Kakadu National Park.

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Ci attendono paludi, fiumi e scarpate di roccie arenarie. Coccodrilli, dingo, pipistrelli, tartarughe e centinaia di specie di uccelli vivono in un habitat composto da più di duemila tipi di piante. E’ una delle mete più ambite del nostro road trip e non vediamo l’ora di arrivarci! Dopo il solito lungo viaggio in jeep nell’Outback, stavolta lungo “solo” 250 chilometri, giungiamo ai confini del parco nazionale. Qui dobbiamo salutare Choko e affidarlo per qualche giorno a un dog sitter. Per lui come per tutti i cani ne è vietato l’ingresso e con una grande carezza lo salutiamo. Torneremo a prenderlo una volta finito il tour del Kakadu, più o meno tra tre giorni.

Dopo un facile ma affascinante trekking tra bush, boschi e alte rocce giungiamo in un luogo magico.  Visitiamo delle antichissime incisioni rupestri aborigene di epoca preistorica. I muri rocciosi del sito di Ubirr mi lasciano con la bocca spalancata dall’emozione. Antichissimi disegni risalenti a 20.000 anni fa, ricoprono ogni angolo di roccia. Molti aborigeni di oggi credono che queste pitture rupestri siano state realizzate dagli spiriti Mimi, per illustrare agli uomini le leggende della creazione e lo sviluppo della legge aborigena.


La sera ci accampiamo insieme ad altri viaggiatori vicino alla riva di un fiume molto inquietante perchè abitato da coccodrilli. Il consiglio di una guardia forestale è quello di dormire in una tenda sospesa da terra in modo da non essere “visitati” nella notte dai feroci rettili che potrebbero allontanarsi dal fiume per cacciare. Ma non disponiamo di quel tipo di tenda e la guardia ci tranquillizza suggerendoci di accamparci qualche decina di metri più in là, distanti dalla riva del fiume e più addentrati nella foresta. Montiamo la tenda accendiamo un fuoco e ci godiamo il silenzio delle prime luci della notte. Ma il momento più meraviglioso giunge una volta il spento il fuoco… Per fortuna la notte non è fredda come le precedenti nel deserto e decidiamo di dormire senza il telo protettivo. E’ bellissimo! Sdraiato nel sacco a pelo guardando in alto posso vedere le stelle, la via lattea e le costellazioni sparse nell’universo. Mi addormento cullato da un’atmosfera suggestiva che alleggerisce i miei pensieri. Ma in piena notte mi risveglio, disturbato da un concerto di suoni mai sentito. Forti versi somiglianti a gatti arrabbiati fuoriescono dalle bocche di grossi pipistrelli. Forti ululati di dingo riecheggiano nella jungla australiana. Migliaia di insetti cantano e uccelli notturni gridano come fossero in una piazza affollata nel pieno giorno. Sento dei passi a pochi metri dalla tenda ma il buio è talmente fitto che non riesco a vedere nulla. Riesco a sentire anche il respiro dell’animale! ma niente il buio ostacola la mia vista. Poco più in là assisto ad un inseguimento in piena regola tra un predatore ed una preda… o più prede e più predatori… chissà! Purtoppo non riesco a vedere nulla ma solo a percepire ed immaginare quello che sta succedendo a pochi metri da me. Sono talmente eccitato che non riesco più a chiudere occhio. Passo la notte in bianco sperando di vedere qualcosa, una sagoma o una presenza. Ma non riesco a vedere nulla… ma sono al settimo cielo! Marco, Giorgia e Nicolas dormono come ricci e non sanno la meraviglia che si stanno perdendo. Resto sdraiato a pancia in giù e sorridendo mi guardo intorno felice. Penso: Passano le ore e sono felice. Non voglio riaddormentarmi perché so che ad uno spettacolo del genere non assisterò mai più. La natura della jungla australiana mi sta regalando una notte indimenticabile. Giunge l’alba con i suoi primi raggi di sole e i primi cinguettii dei pappagalli. Svaniscono gli ululati e i versi tenebrosi dei pipistrelli. Spariscono i rumori degli inseguimenti tra prede e predatori ma resta dentro di me l’emozione di una notte magica passata a sognare ad occhi aperti la vita notturna della foresta del selvaggio Kakadu. La ricorderò come una delle notti più belle di tutta la mia vita.

Navigando tra i Billabong
Navigando tra i Billabong

La mattina dopo aver smontato la tenda ci incamminiamo verso il fiume e le sue paludi. Nella jungla di palme e bush, sorgono billabong di acqua torbida. Paludi inquietanti che solo a guardarle mettono soggezione. Dopo una notte meravigliosamente insonne tra versi selvaggi e stelle, il sole riflette i suoi raggi sull’acqua, mostrando la sagoma scura di chi inquieta e riempe di fascino il nord australiano. Sopra una barca navighiamo per le paludi ammirando incantati e rispettosi il vero re di queste terre. Sua maestà il coccodrillo.

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Ne vediamo a dozzine galleggiare e altrettanti riposare sornioni sulla riva del fiume tra i canneti. Intorno a loro centinaia di splendidi esemplari di uccelli marini che leggiadri si muovono tra le ninfee. La sera torniamo a prendere Choko il nostro cane viaggiatore. L’abbraccio con Giorgia e Marco è commovente! Salutiamo il Kakadu ringraziandolo per l’incontro con le tribù aborigene primitive, con sua maestà il coccodrillo ma sopratutto per la notte indimenticabile che mi ha fatto passare tra la sua natura più selvaggia. Kakadu Non ti dimenticherò mai.

Alessandro Cusinato