Il Travel Blog “TripOrTrek” racconta il mio viaggio in Sud America

Queste sono le parole di Sara, una viaggiatrice che come me ama raccontare dei suoi viaggi nel suo meraviglioso Travel Blog  www.triportrek.org

“Dai viaggi nascono incontri, storie e nuove amicizie. Ho creato la rubrica “Meet the blogger” per raccontare le avventure di amici vicini e lontani.
Oggi vi porto in Sud America con Alessandro” 😉

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SCOZIA – Diario di viaggio

E’ la stagione più fredda per visitare la Scozia ma rinunciare al fascino di questa terra nordica ricoperta di neve e ghiaccio è praticamente impossibile. Volevo festeggiare il giorno del mio compleanno in una terra ricca di storia e natura e completare il tutto con la classica ciliegina sulla mia torta. Recarmi da Nessi nella sua misteriosa dimora: il lago di Loch Ness.

EDIMBURGO

Arrivo a Edimburgo e davanti ai miei occhi innalzato su un alto sperone di roccia appare imponente il suo castello. Il colpo d’occhio è unico. Ci si sente piccoli piccoli di fronte al simbolo del regno scozzese. Il castello data la sua posizione domina il panorama della città. Lo osservo tornando con la mente indietro nel tempo immaginando gli attacchi dei soldati inglesi intenti a conquistare la fortezza scozzese.

 


Qualche metro più in là del castello cè l’ostello che ospiterà me e i miei compagni di viaggio Tommaso, Alessandra e Chiara per quattro giorni. Trascorriamo i primi due giorni visitando la città recandoci all’interno del castello, nella vecchia old town e arrampicandoci sulla collina di Arthur’s Seat dove giunti in cima si ammira tutta la città dall’alto. La sera invece girovaghiamo nei molti pub, fino alla mezzanotte tra il 9 e il 10 dicembre
quando felice festeggio il mio compleanno tra birra, kilt e cornamuse… ma restando sobrio perché l’indomani bisogna svegliarsi presto per affrontare l’escursione che ci porterà tra le selvaggie Highlands fino a Loch Ness.

LOCH NESS E LE HIGHLANDS

Finalmente arriva il giorno più atteso. Cosa cè di meglio nel festeggiare il giorno del mio compleanno girovagando per le Highlands innevate fino a giungere al più mistico dei laghi del mondo?  Credo nulla.  Fin da piccolino ero affascinato dal mistero che avvolgeva quel lago. Mi bombardavo di documentari e leggevo libri e racconti riguardanti Nessi.. si proprio lui Il mostro di Lochness. Mi ero sempre promesso che un giorno sarei andato a vedere con i miei occhi la sua casa. Questo stretto e lungo lago profondo fino a 230 metri circondato dalle cupe e silenziose Highlands.
Uno dei luoghi più mistici del nostro pianeta che ha suscitato da sempre in me curiosità e ispirazione.

Le selvagge Highlands
Le selvagge Highlands

Parto da Edimburgo alle 7,45 con il buio della fredda mattinata scozzese, insieme ai miei compagni di viaggio. Saliamo su un bus che ci condurrà a Loch Ness attraversando per trecento chilometri le meravigliose Highlands.
Dopo un’ora e mezza circa ci ritroviamo nel bel mezzo della natura più selvaggia.
Il gelido cielo si veste di blu con il bianco ghiaccio che copre la terra, disegnandone la bandiera scozzese. Paesini dispersi tra cornamuse, alberi imbiancati, e gelide acque nebbiose dei laghi, danno origine alla vita selvaggia delle Highlands.
Rimango affascinato e innamorato da questo paesaggio colmo di una natura selvaggia incontaminata.
un silenzo interrotto solo dai fischi leggeri del vento nordico domina la valle di prateria, una volta abitata da William Wallace e i suoi uomini, tanto che con l’immaginazione riesco a intravederli intenti ad affilare le loro armi.
Si percepisce nell’aria un profumo di storia vissuta. il profumo dei combattimenti per liberare la terra dagli oppressori inglesi mischiata all’odore selvaggio della natura. Un mix perfetto per me, capace di mandare i miei sensi e le mie emozioni in estasi..

Highlands
Bandiera nelle Highlands

Verso le 12,00 giungiamo sulle rive del Loch Ness e il mio cuore fa un altro battito in più.
La nebbia sembra nascondere il mistero di Nessi e il ghiaccio congela la voglia di ogni uomo nel cercare la sua presenza tra le gelide acque.
Ma la suggestione che dona questo lago porta ogni uomo a immaginarne la sua presenza tra le onde e i riflessi di luce che giocano insieme sulla superficie dell’acqua.
Tanto che ad un certo punto mi sembra di vederlo. Un’ombra scura che di colpo scompare immergendosi verso il fondo del lago. Attendo qualche minuto ma l’ombra sembra non ritornare più su..
Mi guardo intorno sorridendo, pensando che forse Nessi sia salito per un istante in superficie per salutarmi e farmi gli auguri di buon compleanno..
Lo racconto agli altri ma.. non mi credono..
Ma io voglio sognare e crederci un pò..
Grazie per gli auguri Nessi …;)

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SAINT ANDREWS

Il mattino seguente prendiamo il treno che dalla stazione di Edimburgo ci trasporta sulle coste del mare del nord.
I treno si addentra in paesini dispersi tra alberi imbiancati di neve e bianchi mulini a vento. Alla fine della sua corsa ci attende la stazione di Leuchars. Da qui un bus che fa capolinea a Saint Andrews, una città famosa per la sua università e la sua cattedrale che domina la baia, costruita cosi a picco sul mare che sembra sfidare le onde e i forti venti glaciali provenienti da nord.

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Seguendo il silenzio del lungomare, giungo sulla spiaggia per ammirare la gelida bellezza del mare del nord. Qui il rumore delle onde e il fischio freddo del vento, mi fa raggiungere la pace dei sensi con la natura. Completo il mio orgasmo naturalistico alzando lo sguardo ammirando le nuvole che come isole fluttuanti galleggiano nel cielo scozzese.

Ma di tutto questo meraviglioso viaggio, ricordo piacevolmente il mio strano incontro fatto con un libro posto su uno scaffale in un pub di Edimburgo. Non so come sia potuto accadere, ma il destino ha fatto in modo che  proprio dietro le mie spalle, poggiato sullo scaffale di legno, era “sepolto” da altri libri in lingua inglese un romanzo intitolato “BREEZE” … nome che dà il titolo anche al mio di romanzo!

 

Un brivido freddo mi pervase e una lacrima mi scese dal viso… Ero fortemente emozionato. Lo afferai e iniziai a sfogliarlo e con mio grande stupore notai che nel sottotitolo vi era la scritta ” Wild” e al suo interno disegni di terre selvagge e animali selvatici.. Tutte cose che amo più della mia vita… A quel punto iniziai a pensare, sognando che probabilmente qualche buona anima l’aveva riposto li sapendo che un giorno io l’avrei notato.  Ripensai “Forse questo libro che ho trovato qui per caso lasciato da qualche sconosciuto, vorrá trasmettermi qualcosa”. Beh, lo leggerò e poi vi farò sapere…

Alessandro Cusinato

 

 

 

 

Diario di viaggio – OMAN – Muscat

Muscat. Capitale dell’Oman.  La città sorge sul golfo dell’Oman ed è circondata solo da montagne e deserto.
Camminando per le vie della città noto immediatamente che l’antica tradizione araba ha preso il sopravvento sulla ricchezza derivata dal petrolio.
Mi aspettavo di entrare in una città araba come Dubai, Abu Dabi o Doha ormai sopraffatte dai milionari soldi dell’ oro nero che ne hanno cambiato per sempre la loro immagine.
Invece con mio sorprendente stupore noto che nessun grattacielo si innalza tra la sabbia del deserto, ma solo case basse bianche, tipiche della tradizione araba.
Addentrandomi nelle viette della vecchia old town l’odore di incenso soffoca i miei pensieri.
Cammino fino al porto entrando in una grande piazza rettangolare sulla quale si affaccia il Palazzo del Sultano.
Qui però la prima cosa che balza agli occhi è la grande ricchezza di cui è costituito il palazzo. Le colonne della sua facciata sono arrotondate e il colore che lo decora è l’azzurro e il color oro. Uno spettacolo d’architettura  costruito circa duecento anni prima dal Sultano Bin Ahmed.
Socchiudo gli occhi restando ipnotizzato dalla voce che fuoriesce da un altoparlante, che leggera rimbalza nella piazza fino alle mie orecchie. E’ La voce di un Imam che prega, rendendo questo luogo davvero magico.

sultano

Giungo finalmente alla grande Moschea del Sultano. Il colore bianco delle mura domina la scena, trasmettendo a tutti una sensazione di purezza. Una grande cupola contornata dal color dell’oro rende al sito religioso potenza e ricchezza.
La moschea è di costruzione recente terminata nel 1996.
Prima di entrare, degli addetti alla moschea, mi consegnano una tunica da indossare.
È di colore grigio e mi copre ogni parte del corpo esclusa la faccia. Copre sopratutto i miei tatuaggi non benvenuti all’interno della casa di preghiera islamica. Infine Prima di entrare mi tolgo le scarpe. Ora sono finalmente pronto mentalmente, ad addentrarmi in quella mistica atmosfera..
Sembra di essere immersi in un atmosfera fiabesca tipica delle storie de Le Mille e una notte..
Faccio il giro di tutta la Moschea circondata da cinque minareti simbolo dei cinque pilastri dell’Islam:
 1- Le testimonianze di fede
2- Le preghiere rituali
3- l’elemosina
4- Il digiuno durante il mese di Ramadan
5- Il pellegrinaggio a La Mecca
Attraverso la cosiddetta stanza delle donne ed entro in quella degli uomini famosa per aver al suo interno il secondo tappeto più grande al mondo e il lampadario più grande, interamente costituito da cristalli di Swarosky. La guida mi racconta che l’imponente tappeto di oltre quattromila metri quadrati è stato annodato a mano da seicento donne in soli quattro anni di lavoro.
Rimango affascinato dalla bellezza della moschea, un luogo magico, mistico e meraviglioso.
L’Oman è uno degli stati arabi ancora non “rovinati” dai profitti derivati dal petrolio.
La sua natura è ancora intatta come le sue tradizioni, e lo rendono uno stato tra i più affascinanti ed accoglienti d’Arabia. Tutto questo grazie al loro Sultano che non si è fatto abbindolare dalla ricchezza sfoggiata dagli sceicchi suoi vicini di casa degli Emirati Arabi che per attirare turismo hanno costruito cemento su cemento, sfidando e superando ogni record del mondo. Così facendo hanno portato si del benessere al loro popolo, ma hanno cancellato per sempre i veri valori e le tradizioni arabe che unite alla natura selvaggia di questa arida e rovente terra lo rendono uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Un pezzetto di cuore io lo lascio qui, tra le terre selvagge e ricche di storia dell’Oman.
Alessandro Cusinato

Diario di viaggio- EMIRATI ARABI- Abu Dhabi & Dubai

Eccomi ad Abu Dhabi la capitale degli Emirati Arabi. Una città affascinante, ancora non del tutto costituita da grattacieli e cemento. Questo la rende ai miei occhi, una piacevole città da esplorare. Si può definire un misto tra la bellissima Muscat in Oman e la super innovativa Dubai. Qui negli Emirati, Il giallo del deserto ne domina il territorio, ma appena si entra in questa città non si può non essere rapiti dal colore bianco della moschea più grande d’arabia: la “White Moschee”. Costruita di recente, terminata nel 2007. Può ospitare fino a 41000 fedeli.

 

 


Entro in questa moschea indossando una tunica bianca che mi rende parte integrante di essa… anche qui come in ogni sito religioso del mondo, noto la grande ricchezza dei materiali con cuoi è costruita. Il tappeto più grande del mondo, lampadari di Swaroswi ecc.. Inoltre i 99 nomi di Dio nel Corano sono presenti sul muro di Qibla… e all’interno un Imam canta preghiere islamiche, rendendo questo luogo più mistico del solito. Davvero emozionante… Esco dalla Moschea arricchito e ancor più consapevole che ogni religione merita di essere rispettata per le sue tradizioni e i suoi affascinanti ideali. Il giorno successivo navigo nel Golfo Arabo fino ad attraccare nell’isola di Sir Bani yas.

Sir bani yas
sir bani yas

E’ un isola naturale dove si possono incontrare più di trenta specie di animali in libertà che vengono salvaguardati dall’uomo. Si può navigare in kayak e assistere al volo di fenicotteri, cormorani, codoni, aironi grigi e l’uccello più simbolico… l’orice d’Arabia. Poi tartarughe di mare, gazzelle, antilopi, e pecore. Adoro quest’angolo selvaggio d’Arabia!
Con il mio zaino mi addentro nel deserto Arabico dove incontro branchi di cammelli, isolati arbusti, rocce e alte dune. Un oceano di sabbia selvaggia che sembra non finire mai… Questa si che è pura avventura!

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deserto

DUBAI

Non sono molto esaltato all’idea di visitare per la prima volta Dubai. Città del lusso sfrenato, dei record battuti, degli edifici ultramoderni. Da amante della natura selvaggia e della tradizione storica dei popoli, credo fortemente che sia l’ultimo posto al mondo che meriti di essere visitato! Ma credo anche che una volta nella vita ogni singolo posto del mondo debba essere visto. Anche il più brutto e il meno accogliente! Così eccomi qua nel luogo dove il cemento e il petrolio ne fanno da padrone. Visito la nuova città e ovunque mi giri incontro arabi straricchi con donne bellissime, macchine da sogno e grattacieli.

 

 

Da buon turista zaino in spalla mi accingo a visitare i posti per me più interessanti come l’acquario più grande del mondo, la spiaggia, e poi boh.. nient’altro penso… Almeno a me personalmente questa città non dona nessuna bella emozione. Cè addirittura una pista da sci dentro un centro commerciale compresa di pinguini! No no! mi dispiace ma non ci siamo proprio… Comincio a odiare questa città. Non cè nessun angolo di natura e di tradizione araba. Prima di andare via però assisto allo spettacolo creato attraverso giochi d’acqua dalla mega fontana vicino al grattacielo più alto del mondo: il Burj Khalifa.
Ecco forse questi venti minuti di giochi pirotecnici d’acqua riescono a suscitare in me un briciolo di emozione…

 

 


Fortunatamente esiste una “Dubai vecchia” lontana qualche chilometro dalla modernità della nuova, composta da case arabe, deserto e un grande Suq, il mercato arabo. Qui finalmente mi sento a casa. Dentro di me tornano le sensazioni che rendono un viaggiatore avventuriero vivo! Giro per tutto il mercato respirando l’odore d’incenso e odorando il profumo dei cibi arabi. Mangio dei datteri e bevo un buonissimo the! Acquisto dopo una lunga trattativa un Narghilè che orgogliosamente porto a casa in Italia.

 

 


Lascio Dubai un po’ deluso ma comunque arricchito. Visitandola ho capito quanto sia enorme la forza derivata dai denari del petrolio. Con esso hanno potuto costruire un mondo dove prima vi era  solo deserto o ancora meglio solo dell’acqua. Si perché sono state costruite anche delle isole artificiali nel golfo! Pazzesco!
Concludo questo viaggio portandomi dentro la bellezza dei deserti, dell’sola naturale di Sir Bani Yas, delle moschee e di tutta la terra dell’Oman.
Lascio invece fuori i grattacieli, le macchine lussuose, i centri commerciali e le isole artificiali, costruite sfidando le leggi di madre natura sfruttando una delle sue materie prime. Questi beni materiali non sono riusciti in nessun modo a regalarmi emozioni. Anzi al contrario, mi hanno creato ansia nel vedere un mondo finto creato solo per illudere la felicità degli uomini.

Diario di Viaggio- BELGIO

BRUXELLES, BRUGES e GENT

Vi racconto del mio tour belga trascorso girovagando per Bruxelles, Bruges e Gent. Famoso per la sua capitale Bruxelles sede del governo dell’unione europea, Il Belgio è uno stato ricco di storia, arte e natura. Insomma tanti validi motivi per visitarlo almeno una volta nella vita.
Il mio tour parte proprio dalla capitale Bruxelles e con il mio zaino in spalla inizio a girovagare per le vie della città. Molti palazzoni vecchi e altrettanti grattacieli nuovi ne costituiscono la sua personalità.. molto cemento e poche emozioni. Questo è quello che vedo e che penso al primo impatto.
Cosi mi butto nella ricerca dell’arte culinaria belga. Qui Il cioccolato è una squisitezza e la birra è la mia preferita in assoluto!
Ma la mia curiosità visiva, per ora rimasta un po’ delusa, viene poi ripagata al mio ingresso nella ” Grand Place” la piazza centrale di Bruxelles. Torri e palazzi in stile gotico ne fanno da cornice e io immobile nel centro mi sento avvolto in un vortice carico di storia, arte e bellezza.

Mi giro continuamente, guardandomi intorno esclamando ” Wow! sono al centro di una delle piazze più belle del mondo..!” di fatto iscritta nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco.
Qui ci passerò la notte di capodanno festeggiando con i miei due amici Chiara e Cristian l’avvento del nuovo anno. Brinderemo con tanta buona birra..
I giorni successivi mi muovo in metro e raggiungo la zona del parco Heysel per visitare l’Atomium, un monumento in acciaio alto 102 metri rappresentante i 9 atomi, che ne simboleggia la città dopo l’esposizione universale del 1958.


Ma il mio vero obbiettivo è recarmi al vecchio “stadio Heysel” ora ricostruito e rinominato “Re Baldovino” per rendere omaggio ai miei fratelli juventini morti tragicamente durante la finale della coppa dei campioni del 1986. La tragedia è tristemente famosa in quanto una tribuna dello stadio chiamata settore Z, crollò per l’invasione di molti hooligans inglesi. A causa del loro accesso e delle violenze la tribuna crollò schiacciando molti tifosi italiani. Appena giunto davanti allo stadio un vuoto freddo e profondo mi pervase l’anima. Il cielo sembrò più grigio e un silenzio tombale riecheggiava tra i quattro riflettori, le tribune e il mio sguardo.
Immaginai quegli attimi di terrore ripensando alle tante immagini viste in tv che sancivano quella maledetta violenza.

BRUGES

Il giorno dopo, viaggiando in treno da Bruxelles, giungo nella capitale delle Fiandre: la meravigliosa Bruges. Si meravigliosa! questo è il termine adatto per definire questa cittadina a nord-ovest del Belgio. Qui camminando per i sentieri ciottolati ci si può innamorare a prima vista di questa “Venezia” belga… la cittadina medioevale è interamente attraversata da splendidi canali che ne caratterizzano la sua sua identità. Mi fermo più volte a scattare decine di foto a ogni scorcio caratteristico composto da ponti, case basse e chiese fiamminghe.


Arrivato nel centro storico, brindo con della buonissima birra insieme ai miei compagni di viaggio Chiara e Cristian.
Anche questo luogo è stato proclamato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Fa molto freddo ma è impossibile resistere alla tentazione di fare un giro in battello tra i canali. Cosi girovaghiamo per la città ricercando dalla superfice dell’acqua ogni angolo nascosto di questo paese fiabesco. Il colore giallo e marrone delle foglie cadute fa da tappeto a gruppi di cigni e anatre ci accompagnano seguendo la nostra navigazione.
E dopo la leggera nebbia che ci ha accompagnato per tutta la mattinata, come nelle migliore favole, arriva anche qui il lieto fine! Finalmente ci pensa il sole con i suoi raggi a ravvivare il colore invernale riflesso dai canali sulle foglie appassite.

GENT

Un successivo viaggio in treno mi conduce ancora nelle Fiandre nell’antica contea di Gent. Altra meravigliosa scoperta! città fiamminga dal fascino incredibile. La definirei un misto tra Amsterdam e Bruges dove i canali e i vicoli caratteristici rapiscono la mente per poi restituire dei pensieri ricchi di ispirazione. Il cielo è grigio e Gent veste il suo abito più freddo ma nonostante ciò la sua bellezza non ci congela affatto il cuore ma lo riscalda di ammirazione.

Tutta la città come Bruges è patrimonio Unesco. Osservo la cattedrale di San Bavone e sul lato opposto il Belfort. Gent è una delle poche città dove è possibile trovare ogni stile architettonico. Qui infatti è nato lo stile dei tetti a scaletta esportato poi in Olanda dai protestanti fiamminghi.
Termino il mio tour nel Belgio arricchito e pieno di ispirazione. Mi prometto un giorno di ritornarci magari in una stagione più calda. Le Fiandre del nord sono una delle regioni più interessanti d’Europa e averle visitate mi hanno fatto scoprire un mondo nuovo pieno di arte e architettura. Ma il vero vincitore per me qui è la birra! Non esiste al mondo birra più buona di quella belga…

Cin Cin !!! alla salute !!!

Alessandro Cusinato

Diario di viaggio- Thailandia

Viaggio fatto nel febbraio del 2015.

Vi racconto quel che ho vissuto a Phuket, un’isola nel sud della Thailandia bagnata dall’oceano indiano e famosa per le sue spiagge bianche e coralline. Passo il primo giorno nella meravigliosa spiaggia fuori dal mio resort. L’ambiente è meraviglioso ma molto suggestivo… si è bellissimo ma… è una di quelle spiaggie colpite dallo Tsunami del 2006 e sdraiarsi al sole su questa sabbia mi fa rabbrividire. Cerco di non pensare troppo agli attimi terribili accaduti anni prima, ma la mia immaginazione e sensibilità non riescono a riportarmi con la mente al presente. Per diversi istanti rimango immobile nell’osservare l’orizzonte dell’oceano per poi tornare con la mente sulla spiaggia ripercorrendo col pensiero la pazza corsa di quelle dannate onde. Sono attimi di una stranissima emozione. Fortunatamente il tempo passa e dentro me sospiro pensando che fa tutto parte del passato. Pian piano mi rilasso e verso sera mi godo uno dei tramonti più belli della mia vita.

Il giorno successivo vado in escursione nella vicina cittadina di Patong. La città è molto caotica e povera. Per le strade si incontrano fiumi di turisti di tutte le nazionalità e tanti thailandesi pronti a sfruttare in ogni modo l’unica loro fonte di guadagno. La povertà qui è molto alta e i turisti sono per loro oro caduto dal cielo. Si contratta su tutto dalla vendita di una maglietta all’assaggio di insetti cotti! si! qui il mangiare non è affatto male, da piatti a base di riso,pesce o carne fino agli insetti… e se si viene qua non si può non provare i famosi massaggi thailandesi.


Nei giorni successivi faccio diverse escursioni in motoscafo nelle stupende isole intorno a Phuket. Esploro anche Phi Phi Island famosa per essere stata il set del film “THE BEACH” con Leonardo Di Caprio. Ma l’escursione mi delude, causa del troppo affollamento di turisti che invadono la piccola spiaggia paradisiaca… manco fosse il peggior ferragosto di Rimini! Insomma molto meglio avventurarsi in qualche altra caletta dispersa nell’oceano, molto meno famosa ma più silenziosa e selvaggia.


Navigando capita spesso di gettarsi in acqua per nuotare e fare dello snorkeling. Quello che si vede intorno è un meraviglioso spettacolo della natura. Scogliere a picco su un mare verde smeraldo e spiagge bianchissime ricche di sabbia finissima. Sopra le scogliere una fitta foresta verde abitata da simpatiche scimmiette che dall’alto dei rami ti osservano intente a difendere il loro territorio.

 

Torno in Italia con la consapevolezza di essere stato in un paese meraviglioso ma molto povero dove la più grande fonte di ricchezza è portata da noi turisti. E’ un vero paradiso in terra. Hanno mare, spiagge da sogno e una jungla affascinante da esplorare. Ma se ci si allontana dalle spiagge e ci si addentra all’interno delle città si prova un senso di tristezza osservando uomini e donne pronte a tutto pur di guadagnarsi da vivere. La sera le ragazze ti chiamano per intrattenerti all’interno di un pub o di un locale e se si è single è facile uscirne “fidanzati”. I thailandesi sono un popolo magnifico, capace di sorridere sempre. Ti contagiano fino a non farti smettere di essere felice per tutta la durata del viaggio. Dopo lo Tsunami del 2006 si sono rimboccati le maniche e con la forza di volontà hanno ricostruito tutto compreso le loro paure contenute nelle loro anime. Tornerò sicuramente in Thailandia per visitarne il nord, per scoprire la sua splendida natura e il suo popolo che non si è mai arreso e mai lo farà usando come arma il proprio sorriso.

 

 

 

Osservando la nascita del Rio Delle Amazzoni

Diario di viaggio Perù – CANYON DEL COLCA

25 AGOSTO – CANYON DEL COLCA

La partenza è alle consuete tre del mattino da Arequipa.  Dopo più di tre ore di bus, all’aba giungo a Chivay salendo poi fino a quota 4350 metri. Il paesaggio incomincia a trasformarsi diventando quasi lunare. Cactus, siepi basse, ed erba gialla lo rendono simile ad un deserto ad alta quota.  E’ il grande cratere scavato dalle forze erosive del fiume Colca.

Il nome Colca si riferisce ai granai di fango e pietra scavati in epoca Inca e pre Inca nelle roccie del Canyon. Si tratta del secondo Canyon più profondo al mondo. Il paesaggio è davvero suggestivo e unico, respirare non è facile a causa della mancanza di ossigeno derivata dall’altura. Ma fortunatamente il mio corpo presente a queste altitudini da molti giorni si è ormai acclimatato e non soffro più di problemi di questo tipo.
Ma lo scopo principale di questa escursione è quella di assistere al volo di uno dei sacri animali Inca, il protettore del regno di sopra: Il condor.
Il bus si ferma in un punto strategico dove sono presenti dei miradores naturali.

Qui osservo tutta la bellezza e la profondità di questa valle incantata compresi i vulcani Coropuna e Ampato. Pareti a strapiombo fanno da casa a una decina di Condor che all’improvviso mi svolazzano davanti.
E’ un emozione fantastica osservare queste splendide creature intente a dominare dall’alto tutto il Canyon. Osservandoli mi rendo conto di essere in una valle sacra dove questi imponenti esemplari volando proteggono con le loro ali il padre di ogni Inca: Il Dio Sole Inti.
Proseguo il mio viaggio atttaversando le strade strette e a picco del Canyon giungendo in un luogo magico. Mi siedo su una roccia a strapiombo che costeggia la strada e guardando davanti a me verso l’orizzonte, noto un piccolo puntino bianco in cima ad un’alta montagna. La guida mi dice che quello è il Nevado Mismi, il ghiacciaio da dove nasce il Rio Delle Amazzoni.

Osservando la nascita del Rio Delle Amazzoni
Osservando la nascita del Rio Delle Amazzoni

<< Wow !>> esclamo io…
Resto ammutolito, incantato e senza parole.
Per me è uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio.. Cerco di immaginare come possa nascere da un puntino cosi piccolo il corso d’acqua più lungo al mondo.. un fiume mitico che attraverserà Perù, Colombia e Brasile bagnando la foresta amazzonica. Insomma sto assistendo al parto di Pachamama madre natura, che dà alla luce una delle sue creature più influenti per la vita di altrettante creature della nostra terra.

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Fiume Colca

 

 

 

 

 

 

 

 

Diario di viaggio Perù- BOLIVIA COPACABANA

22 Agosto      BOLIVIA – COPACABANA

Oggi è un giorno particolare. L’escursione in terra boliviana non era programmata nella mia road map. La decisione di sconfinare l’ho presa ieri, durante la cena a Puno con degli amici conosciuti in giornata che mi avevano consigliato di andarci.
Parto alle 3 del mattino. Tre ore di bus e arrivo al confine. Qui perdo diverso tempo per le pratiche burocratiche, scendo dal bus e dopo aver messo il timbro d’uscita dal Perù sul passaporto proseguo a piedi attraversando un mercato per un centinaio di metri in quella che è la terra nessuno verso la dogana boliviana.


Anche qui vi è una lunga prassi per il timbro sul passaporto. i Poliziotti boliviani non hanno un viso molto simpatico. Anzi, Il più “tranquillo” ha una cicatrice sul viso. Si fatica a guardarli negli occhi, quindi penso sia meglio abbassare lo sguardo e proseguire. Una volta timbrato il passaporto risalgo sul bus e proseguo per qualche chilometro fino a Copacabana. Siamo a 3800 metri di altitudine e la sponda boliviana del Lago Titicaca mi attende.
Mi fa un certo effetto sapere che sono in un altro stato sudamericano affascinante e ancora a me sconosciuto. Qui le case sono molto simili a quelle peruviane e gli abitanti sono colorati come i loro vicini del Perù. Una cultura molto simile. L’unica differenza sta nel denaro: Qui anziché pagare con i Soles si usano i Bolivianos.
Giungo sulla riva del Lago Titicaca. Qui mi attende la mia guida. Una donna boliviana coltissima che mi racconterà per filo e per segno la storia Inca e ante Inca. Ma la prima visita da lei guidata è per la splendida “Basilica di Nostra Signoria”. Ultimata nel 1619 è una delle chiese più antiche della Bolivia. Fu costruita sopra il tempio Kotakawana e al suo interno si trova la statua de “La virgen de la Candelaria”.


Torno verso la riva del lago, e osservando l’orizzonte mi incanto. Questa parte di lago è ben diversa da quella peruviana. L’acqua è limpida, cristallina e si può vedere il fondo, cosa che era impossibile nel lato peruviano a causa dell’acqua torbida e scura.
Salgo sul traghetto che mi condurrà sull’ Isla del Sol, chiamata anche l’isola Titicaca, l’isola più grande di tutto il lago.
Qui ci hanno vissuto nei secoli passati gli Aymara e gli Inca, e le lingue parlate sono il Quecha e lo Spagnolo. l’isola è particolare a causa dei suoi terrazzamenti Inca disegnati nel terreno che ancora oggi vengono sfruttati dagli abitanti del posto per coltivare prodotti agricoli. Salgo le scale di una scalinata che mi conduce verso una fonte d’acqua naturale che scorge tra le rocce. Qui gli Inca, bagnandosi la fronte, acquisivano l’energia del dio sole Inti.  Faccio la stessa cosa e con mio grande stupore noto dalle foto scattate dalla mia guida, che un raggio di sole mi pervade proprio nel momento del mio sfiorare l’acqua portandola sul mio viso. Rimango senza parole e non so darmi spiegazione di questo strano evento naturale. La risposta me la dà la mia guida dicendomi che Inti era sceso su di me e mi aveva donato la sua energia.

Ci voglio parecchi minuti prima che mi riprenda dall’episodio appena accaduto. Emozionato, mi sento al settimo cielo e penso di essere stato un “prescelto” da Inti. Insomma non capita a tutti di ricevere la sua energia e vederla catturata in una foto!.. proseguo il mio giro per l’isola entrando in diverse abitazioni abitate dagli antichi visitando il santuario dedicato al Dio Inti (sole)
Giungo in un punto magico dell’isola laddove di fronte al mio sguardo oltre l’acqua del lago spunta la sagoma rocciosa di un’altra isola molto più piccola ma importante: l’Isla della Luna. La leggenda narra che dal lago in prossimità di dove sorge l’isola uscirono Manco Capac e Mama Oclo per fondare la città di Cuzco, da dove avrebbe avuto luogo quello che sarebbe diventato l’impero Inca.

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Sguardo verso l’isla della luna

Seduto sulla riva rocciosa del lago percepisco questa magia, questa energia. Mi sento un piccolo sassolino in mezzo a questo mondo mistico composto da rocce, acqua, pietre, sentieri, erbe, alpaca e lama. Ma quanto mi attira tutta questa magia… non lo so spiegare, so soltanto che sono parte di tutto questo.. sono parte della Pachamama… Sono felice, mi sento libero, leggero, vuoto di negatività e pieno di energia…
Mi fermo a pensare, sento il profumo dell’acqua stagnante e vedo il blu del lago confondersi con l’azzurro del cielo. E’ come se mi tuffassi nel cielo volando nell’acqua del lago. Mi lascio trasportare dai profumi delle erbe dell’isola che per gli abitanti sono gli unici medicinali conosciuti. L’isola è selvaggia, Incontro pastori con il loro gregge di pecore, vedo alpaca e cavalli in libertà.

Ma il mio sguardo curioso ricade un ultima volta sull’Isla della Luna. A quel punto le parole della mia guida colmano la mia sete di curiosità raccontandomi che in passato nell’epoca Incaica vi era un tempio chiamato Inacuyo ovvero il Palazzo delle vergini del Re. Sull’isola della Luna poteva entrare solo il Qhapaq Inca ovvero “il sovrano dell’impero Inca”. ” <<Hai capito.. mica scemo il Re “>>.. penso io sghignazzando…

Ma è tardi e devo ritornare in Perù. Lascio questo posto più ricco spiritualmente, ancora sorrido mentre ripenso al raggio di sole che mi ha illuminato sulla fonte d’acqua Inca. Credo che tutti abbiamo uno o più scopi nella vita, e uno di questi per me era quello di imparare dalla cultura Incaica. Ho provato delle sensazioni e un energia incredibile a Cuzco , moltiplicata all’ennesima potenza a Machu Picchu. Ora ricevo un raggio di sole dal Dio Inti qui sull’Isla del Sol, proprio dove secondo la leggenda nacque l’impero. Ringrazio gli antichi Inca per tutto quello che sto vivendo. Forse sanno che sono come loro e che possono fidarsi di me. Probabilmente mi volevano qui per far si che potessi poi trasmettere al mondo attuale un po’ della loro cultura e far capire agli uomini quanto sia importante per noi la natura della Pachamama ( Madre Tierra)  proprio come lo era stata per loro.

 

 

Diario di viaggio Perù – LAGO TITICACA

21 AGOSTO – LAGO TITICACA
E’ il giorno dell’escursione sul Lago Titicaca. Non nascondo la mia forte emozione. E’ un lago speciale, unico ed è il navigabile più alto al mondo situato a 3800 metri d’altitudine sulle Ande condiviso tra il Perù e la Bolivia. Nella zona peruviana è abitato da una tribù meravigliosa : Gli Uros.
Un popolo che vive sulle cosidette “isle fluttanti “ovvero le isole galleggianti.
Il motivo del loro vivere in maniera cosi estrema è stata conseguenza del loro passato. Infatti i continui attacchi da parte dei popoli più guerriglieri come gli Aymara e gli Inca, hanno costretto questo popolo a rifugiarsi su delle verie e proprie isole galleggianti costruite da loro stessi per sfuggire alla furia dei loro nemici.
Salgo sul traghetto che in mezz’ora di navigazione mi condurrà al villaggio Uros.

 

Il colpo d’occhio è spettacolare, il lago è immenso tanto da sembrare un mare con il verde della palude d’erba che ricopre la superfice scura dell’acqua. Sopra riflette un cielo azzurrissimo bagnato dalle bianche nuvole provenienti dalle cime delle Ande. Con lo sguardo osservo piccole barche di pescatori che lentamente passano di fianco al traghetto. Ad un tratto appaiono tante isolette di colore giallo. Sembrano fatte di paglia e mescolate alla vista del lago, donano l’impressione naturale di stare davanti ad uno splendido quadro appena dipinto. Sopra le isole tante casette anch’esse di colore giallo e nel mezzo tanti colori, tanti quanto l’arcobaleno. Sono i colori degli abiti degli Urus. Rimango meravigliato! non vedo l’ora di scendere dalla mia barca e salire su una di quelle isole per poter conoscere questa gente. Della loro cultura e delle loro tradizioni ne avevo sentito parlare solo nei libri che ho letto e in prima persona da una mia amica che aveva visitato questo posto lo scorso anno e solo il suo “raccontarmi” mi aveva fatto emozionare.. Chissà dal vivo ora cosa proverò!

 

Salgo su una di quelle isole. La guida peruviana ci informa che il villaggio è composto da 90 isole sparse per il lago e ognuna di esse è abitata da una o più famiglie Uros.
Vengo accolto calorosamente dal loro saluto in lingua queqha. l’isola è abitata da tante donne coi loro bambini. Bellissimo! Sono un popolo solare, genuino e semplice ancora ancorato alle antiche tradizioni. Ancorato come lo sono le loro isole al fondo del lago. E’ bello osservarli mentre parlano,camminano, mangiano e lavorano in mezzo agli intrecci del bambu dell’isola galleggiante. Sono fuori dal mondo dispersi in mezzo al lago e ci galleggiano sopra come se nulla fosse. Sorridono sempre, sono colorati e bellissimi. Le donne portano cappelli grandi di paglia o cappellini da sole con la visiera e indossano abiti colorati di alpaca per proteggersi dal freddo e dall’umidità. Ogni isola ha un presidente a rappresentarla ch a ogni turista sbarcato racconta le tradizioni e la cultura di questo popolo. Il presidente ci spiega come sopravvivono pescando e che pesci pescano, ci spiega come fanno a costruire le isole, ci mostra come cuciono i loro tipici abiti.

 

E’ tutto talmente affascinante che rimango incantato appena noto una ragazza Uros seduta con le gambe incrociate davanti alla sua casetta gialla.
Sulla testa un grande cappello giallo di paglia, un vestito bianco a maniche lunghe, un gilet rosa sopra il vestito raffigurante dei disegni simboli del suo popolo. I capelli sono neri proprio come la sua pelle e dal cappello spunta una splendida treccina che ricade davanti alla sua spalla destra. Una gonna verde foresta e sopra ad essa una copertina colorata. Ad un tratto lei resta immobile con gli occhi spalancati e la bocca aperta. immersa in chissà quale pensiero..E’ bellissima!!!…
Lesto le scatto una foto, forse la foto più bella e significativa del mio intero viaggio.
mde
Meraviglia!!!
La scatto anche con la mente. Il suo ritatto di donna mi conquista, mi rapisce e mi invaghisce. Resto sedotto dalla sua semplicità. Lei non porta vestiti firmati, borsette, scarpe con il tacco o il rossetto, ma veste solo di tradizioni e genuinità. Non è una top model, ma il suo fascino la rende ai miei occhi la donna più bella del mondo. Me ne innamoro perdutamente, un colpo di fulmine al quale non sò dare spiegazione. O forse si. In lei vedo lontani lo stress della società in cui viviamo, non vedo la necessità che ha ogni donna nel comprare il vestito più bello, nell’indossare le scarpe più chic, nell’apparire la più bella davanti agli altri. Non vedo l’egoismo della maggior parte delle donne europee che conosco. Non vedo la fretta nel fare le cose, la rabbia per non aver comprato il cellulare nuovo. Ma vedo solo lei. Colorata del suo sorriso e di quel poco che la vita le ha donato ma che per lei è tutto: il sole, il lago, una casetta, una famiglia.
Osservo un’altra donna con al fianco una ragazza sui vent’anni anch’essa splendidamente colorata.

 

Mi guarda e parlandomi in spagnolo, mi chiede di comprare qualche gadget fatto a mano da loro.
Sorride in continuazione e non è affatto un sorriso finto fatto esclusivamente per vendermi qualcosa.
Lo si capisce che è vero che non è forzato. Cosi mi mostra una tovaglietta di stoffa dipinta a mano con disegnati i simboli del suo popolo. La compro. Voglio portarmi via i ricordi e i simboli più veri, tipici della loro cultura.
Poi noto dei piccoli dipinti disegnati con acquerello. In uno cè raffigurato un uomo su una piccola barca che sta pescando, in un altro u uomo e una donna su una barca girati di spalle con la luna e le stelle a illuminarli. Le chiedo che significato abbiano e soprattutto chi li ha dipinti.
Lei mi risponde con un sorriso: “il primo è il mio papà che va a pescare! il secondo sono la mia mamma e il mio papà quando si sono innamorati..” e poi conclude: ” e li ho dipinti io..”
Emozionato e fiero, acquisto questa grande opera d’arte creata dalla fantasia di un’artista bambina.
Riparto con il traghetto verso la “Isla Taquile”, un isola rocciosa e selvaggia in mezzo al lago abitata da Taquileni.

 

Torno verso la riva e la città di Puno con un lago interiore di emozioni molto profondo. La giornata di oggi mi ha segnato molto in positivo. Sono sicuro che quando sarò lontano da qui e ne avrò bisogno chiuderò gli occhi per immaginarni galleggiare in queste acque con i colori e la purezza di questo splendido popolo.

Diario di Viaggio Perù – MACHU PICCHU

17 agosto –   L’ombelico del mondo
Passo la mattinata a recuperare il sonno e le energie consumate per la montagna arcobaleno. Esco per un ultimo giro a Cuzco. Mi rattrista molto lasciare questa cittadina. I giorni passati qui mi hanno reso una persona nuova, la sua energia mi ha riempito l’anima. I colori di questo popolo hanno dipinto i miei pensieri di sorrisi e positività.
Gli occhi grandi di quelle donne con i loro bimbi a mo di zaino sulle loro schiene non li potrò scordare. Cosi come i volti rugosi degli uomini scolpiti dall’aria di montagna. I loro sorrisi genuini come le viette strette fatte di antichi ciottoli che sembrano muoversi e camminare inseme a me. La città mi sembra viva e come se fosse una persona a cui confidare senza timore i propri pensieri e le emozioni.
L’ombelico del mondo è qui.
Si, ora ne sono sempre più certo…

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18 agosto
MACHU PICCHU
Saluto Cuzco salendo su un piccolo bus che in un paio d’ore attraversando paesini dispersi sulle Ande, mi condurrà a Ollantaytambo.
Qui salirò sul treno dei treni “l’Inca rail ” che mi porterà a sua volta a Aguas Caliente cittadina ai piedi di Machu Picchu.
Il viaggio in treno Inca rail è uno dei più spettacolari che abbia mai fatto. Il percorso che attraverso è meraviglioso. il treno costeggia il fiume Urubamba e tutta la valle sacra Inca, terminando il suo viaggio all’inizio della selva amazzonica nel mezzo di montagne altissime ricoperte di vegetazione. L’Inca rail è dotato di un tetto panoramico adatto per far ammirare ai turisti la bellezza della foresta selvaggia che si arrampica sulle Ande. Girando lo sguardo fuori dal finestrino si rimane colpiti dalle rapide veloci del fiume Urubamba contenenti rocce imponenti che con la loro grandezza deviano il corso dell’acqua. Uno spettacolo naturale a cui assisto compiendo un viaggio nel viaggio. Insomma per me è il viaggio in treno più bello di sempre.
Arrivato a destinazione mi metto a cercare come un disperato l’albergo che mi ospiterà la notte prima di salire a Machu Picchu. Con la mappa in mano mi perdo in una cittadina finta, costruita soltanto per ospitare i turisti che si recheranno al sito archeologico Machu Picchu. Insomma non mi piace proprio! tante bancarelle con souvenir, alberghi e ristoranti e niente di più! Cè troppo business qui fatto per sfruttare l’immagine di Machu Picchu. Non sò se gli antichi Inca apprezzeranno dalle loro tombe tutto questo.
Mentre penso di essermi perso tra le viette, incontro per un puro caso del destino tre ragazze spagnole provenienti dai paesi Baschi. Iniziamo a parlare e viene fuori che anch’esse si sono perse e alloggiano nello stesso mio albergo. Cosi iniziamo insieme a cercarlo. Sono le 21,00 ed entriamo nell’albergo. Nel frattempo inizia a piovere.  Ci diamo appuntamento l’indomani mattina per salire insieme a Machu Picchu. l’appuntamento è prestissimo alle 3,30 pronti per affrontare la fila di gente che prenderà il bus per salire sul sito archeologico piu importante del Sudamerica.
Intanto continua a piovere sempre più insistentemente, saluto le ragazze, salgo in stanza e esco a cenare. Mangio un piatto tipico di questa zona: las truchas ( trota) buonissima!
La pioggia però scende sempre più forte e sembra non voler cessare. Torno in albergo ma non  chiudo occhio. Sono troppo emozionato. Sono le 22,00 e tra poche ore vedrò e realizzerò il sogno della mia vita : il Machu Picchu!
Non penso alla pioggia perchè sono convinto che domani mattina cesserà. Insomma non è possibile ! è tutta la vita che aspetto questo giorno e non può di certo piovere! cavolo!
Suona la sveglia sono le 3,00 fuori è buio e diluvia. Sono troppo agitato ed entusiasta. E’ arrivato ” IL GIORNO DEI GIORNI !! ” Scendo a far colazione e incontro le tre ragazze Spagnole e insieme ci rechiamo alla fermata del bus. Diluvia e compriamo degli impermeabili. Verso le 5,30 saliamo sul bus e finalmente alle 6,00 arriviamo all’entrata di Machu Pichu!!
Non stò più nella pelle ..
Il mio cuore smette di battere anzi no batte ancora più forte..
Entro e la pioggia che cade sul mio impermeabile rimbalza sul mio viso confondendosi con le mie lacrime. Un brivido freddo mi attraversa dalla testa fino ai piedi ma fermandosi prima dalle parti del cuore. Mi sento sollevato da terra ma incollato al sentiero che gli Inca costruirono. Piango e rido. Non riesco a smettere di girarmi intorno come un bambino felice.

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Non ci credo non può essere vero è tutta la vita che aspettavo questo giorno!
Cerco di mantenere la calma e respirando lentamente ascolto la guida che in spagnolo racconta a me e alle mie amice basche la storia di questa meraviglia del mondo.
Camminando lungo il sito vedo finalmente tutto quello che avevo letto e visto nei libri e nei documentari, attraverso i terrazzamenti, le abitazioni di pietra, i canalini costruiti per irrigare e assetare la popolazione. E’ enorme! più di quanto lo si possa immaginare e poi è cosi in alto tra le nuvole come se fossimo sospesi nell’aria.
Proprio una grande nuvola bianca all’improvviso attraversa il sito. Una fitta nebbia ci soccombe e insieme ad essa continua la pioggia.
” Oh nooo..” penso io.. ” non si vede più nulla..il peggiore dei giorni per venire qui..” mi rattristo e la guida lo nota rassicurandomi che verso le 10,00 si schiarirà.
Sono un pò nervoso, vorrei tanto scattare delle foto ricordo da portare con me per tutta la vita ma se questo tempaccio non cambierà tutto sarà inutile.  Cosi cerco di calmarmi e sorrido, sò che più tardi si schiarirà. Sò che gli Inca mi faranno questo regalo, sò che madre tierra Pachamama mi osserva e vuole che io sia felice.. sò che il dio sole Inti oltrepasserà quella nube e farà cessare la pioggia.
Verso le 10,30 il miracolo! cessa a pioggia e il sole bacia il luogo per me più bello al mondo! l’energia che percepivo fin poco prima ora si miltiplica. Le tre ragazze spagnole notano la mia allegria dicendomi ” Ale tu sei troppo emozionato sei la felicità in persona ! fai parte di questo luogo e di questa terra…”
Rido e poi ripiango ancora. Tocco le rocce, bacio la terra, penso al Condor al puma e al serpente. Agli Inca e alla natura.
Saliamo più sù nel punto dove si scatta la cosidetta foto classica e la vista della cittadella è la più totale. Tutt’intorno le Ande composte dalle quattro montagne sacre Inca, la foresta e molto più giù il sacro fiume Urubamba.
burst
Una vista sensazionale sognata per tutta la mia vita e fotografata con tutta la mia mente.
Proseguo il percorso all’interno del sito percorrendo prima il cammino del Sol e poi il più insidioso sentiero che conduce fino al Ponte Inca. Percorro sentieri stretti mozzafiato a picco sulla fitta foresta amazzonica. Uno spettacolo unico al mondo il trekking più bello si sempre.
verso le 14,00 usciamo dal sito. Osservo assopito per l’ultima volta quello che era sempre stato “il mio sogno”. Era, perchè ora l’ho realizzato.. Lo guardo bene gli parlo piango ancora sorrido. Un energia innaturale sembra attraversarmi il corpo, mi sento un uomo nuovo fiero di me stesso e positivo. Esco salutandolo con un bacio sulle pietre. Cosi facendo dò un bacio alla Pachamama (madre terra). Saluto gli Inca. Grazie !
All’uscita passo per il timbro di Machu Picchu sul passaporto. Altra gioia! bacio anche il timbro!

Ora è tempo di tornare a Aguas Caliente e scendo a piedi tra i sentieri della montagna accompagnato dalle tre mie amiche. In paese ci fermiamo a bere una birra per festeggiare iln grande giorno passato e per salutarci dato che le nostre strade qui si dividono: di li a poco loro prenderanno un bus che li farà proseguire viaggiando in Bolivia mentre io dovrò tornare verso Cuzco per poi andare a Puno.
Ho passato momenti indimenticabili con loro e mi prometto che un giorno andrò a Bilbao a trovarle.
La sera in albergo ripenso ancora alla giornata appena vissuta. Non riesco a capacitarmi ancora di essere stato a Machu Picchu! spengo la luce e sorrido ancora. Chiudo gli occhi e sogno.
Oggi è stato il giorno più bello della mia vita.

Diario di viaggio Perù- MONTAGNA ARCOBALENO

16 AGOSTO
Montagna arcobaleno (Apu Winicunca)
la sveglia suona alle 2,30 di notte. Sono teso ed emozionato perchè quest’oggi affronterò un’avventura molto particolare. Non da tutti. Superare i 5000 metri d’altitudine camminando per ore con pochissimo ossigeno.
Ho visto molti filmati riguardanti questa escursione e sò che non è facile affrontarla, ma la voglia di esplorare e superare me stesso è troppa.
Alle 3,30 passa la guida peruviana a prendermi e dopo una camminata per le vie dormienti di Cuzco, alle 4,00 salgo sul bus che mi condurrà lassù a quota di partenza di 4500 metri.
il viaggio in bus dura circa tre ore e le passo tutte dormendo. Meglio cosi perchè almeno non assisto alle manovre da pazzo che compie l’autista del bus sui sentieri a picco delle Ande.

 

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Verso le 7,00 arriviamo a destinazione. Scendo dal bus e il paesaggio che mi accoglie è uno dei più suggestivi al mondo. Un’ampia vallata di rocce di color giallognolo e marrone contornate dalle cime più alte delle Ande Sudamericane.  Al campo base domina un grande cartello verde con incisa la scritta “Welcome to mountain colours Apu Winicunca”

Fà molto freddo e subito vengo colto da giramenti di testa e mancanza di respiro, del resto siamo a 4500 metri e me lo aspettavo.
Noto che la stessa situazione stà capitando un pò a tutti. Siamo circa una sessantina di escursionisti di tutte le nazionalità : italiani, peruviani, cileni, brasiliani, argentini, americani, australiani, francesi ecc.. e quasi tutti siamo storditi da quest’aria rarefatta!
Le guide peruviane ci raggruppano in cerchio e da veri leader ci incoraggiano urlandoci contro tutta la loro carica.
Ma mi sento davvero scarico e non acclimatato a questa quota di altura. In effetti sono a Cuzco da soli due giorni e salire qui sopra cosi presto forse è stata una cazzata! era meglio aspettare ancora un giorno almeno, in modo che il mio corpo meglio abituato all’altura ne soffrisse meno la mancanza d’ossigeno. Questo è quello che mi passa per la testa… Ammetto che un pò di ansia mi era salita ma il mio carattere deciso e determinato mi fa calmare. Respiro o almeno ci provo parlo con il mio zaino dicendogli andrà tutto bene!
Entriamo in un tendone del campo base e facciamo una ricca colazione a base di cioccolata, pane, e sopratutto mate de coca.
Il cammino che ci porterà fino a quota di 5200 metri ad ammirare la terra colorata durerà circa tre ore. Cosi Finita la colazione decido insieme ad altri escursionisti di affrontare la prima parte del cammino con l’aiuto di un cavallo. Qui conosco Julia, una splendida ragazza francese anche lei in viaggio da sola.
Insieme cavalcando due cavalli percorriamo il primo tratto di salita. Il colpo d’occhio è bellissimo.

 

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Non sembra di essere sulla terra ma su un altro pianeta. Alte cime Andine probabilmente di 6000 metri ci sovrastano e sulle loro cime si intravede il bianco della neve. Un paesaggio lunare, colorato di malinconici colori giallastri mischiato al verde del muschio, ci ipnotizza. Il profumo dell’aria limpida e incontaminata si inebria dell’intenso odore delle erbe di montagna.
Intorno a me alcuni uomini andini mi seguono con lo sguardo accompagnandomi in caso di bisogno fin sù in cima. Vestono con abiti pesanti, maglioni di alpaca colorati e parlano il Quecha. I più anziani sorridono mettendo in evidenza le rughe, disegnate sui loro volti come fossero montagne scavate nella loro valle di esperienza.
Sono molto poveri è vero.. ma dentro di loro sono molto più ricchi di noi. Vivono in questo paesaggio lunare lontano da tutto e tutti. Vivono in casette di pietra o in tendoni ma quando la mattina aprono gli occhi non vedono lo stress di un sole spento e frettoloso, ma l’azzurro del cielo macchiato dal bianco limpido delle nuvole lente.
il profumo dell’aria fredda mi accompagna e il cielo è più azzurro che mai.. A causa dell’aria pura con poco ossigeno i colori sembrano più intensi più vivi. Branchi di Alpaca pascolano indisturbati liberi di fianco a noi.

 

E’ meraviglioso!
Mi giro ad osservare Julia e noto che anche lei come me si stà emozionando..
L’ultima parte del percorso è da affrontare senza cavallo. Gli ultimi 400 metri sono faticosissimi l’ossigeno è sempre meno e la testa comincia a farmi male. Temo possa accusare il “soroche” ovvero il mal d’altura come lo chiamano qui. Questo può portare a giramenti e mal di testa, mal di stomaco, vomito e persino edema polmonare. Ma sono molto determinato e cerco di non pensare al peggio delle ipotesi.
Piano piano giungiamo a quota 5000 metri! Resto incantato da cotanta bellezza ..
In meno di un attimo il mal di testa sembra passarmi, l’ossigeno di colpo ritornare e la fatica scomparire.
Davanti a me le montagne sono colorate!!!

 

Rimango sorpreso e con la bocca spalancata assaporo tutto l’arcobaleno che ricopre come una coperta la superfice fredda delle montagne.
Si passa da strati di verde al rosso, dal grigio al giallo, dal viola fino al blu.. Qui la natura si è davvero superata dipingendo ad alta quota il suo capolavoro usando un pennello colorato sulla tela insidiosa delle Ande.
Io e Julia scattiamo numerose foto, sia con la macchina fotografica ma sopratutto con la mente.
Saranno scatti che le nostre emozioni non dimenticheranno mai. Il vento soffia sempre più forte e il mal di testa sembra aumentare, ma i nostri corpi ipnotizzati dai meravigliosi colori non ne vogliono sapere di tornare.
Ci addentriamo ancor di più nel cuore della montagna seguendo un difficile sentiero ma ogni passo fatto è equivalente a farne dieci e il fiatone derivato dall’aria rarefatta sta per sfinirci. E’ un ambiente troppo tosto e restarci per troppo tempo può portarci a stare male.
Decidiamo di tornare indietro verso il campo base. Ci aspettano almeno altre due ore e mezzo di cammino in discesa ma pur sempre senza ossigeno.

 

La discesa a quest’altura può sembrare più facile da affrontare ma invece cosi non è.
Il mal di testa inizia a farmi soffrire e anche Julia accusa il colpo. Mastichiamo caramelle alla coca e con il loro aiuto continuiamo la discesa. Intorno a noi branchi di alpaca ci osservano in silenzio. alcuni di loro alzano il collo e fissandoci sembrano dirci ” Non fermatevi manca poco ce l’avete quasi fatta! “. Sono stupendi ci fermiamo qualche istante ad ammirarli.
Due ore più tardi giungiamo stremati al campo base. Pranziamo.
Parlo con Julia ed emozionata mi sussurra che viaggiare da soli è la cosa più bella del mondo, l’arricchimento interiore migliore e che l’esperienza di oggi l’ha memorizzata per sempre nella sua mente e nel suo cuore.
La guardo e sorrido. Penso anche io la stessa cosa. Le dico che sono felice di averla conosciuta. Lei mi risponde ” Lo sono anche io” . Questa montagna e questa ragazza mi hanno donato un qualcosa di magico. La cosa bella è che telepaticamente comunicavo con Julia in ogni singolo istante anche senza volerlo. Questo succedeva grazie a questo luogo incantato e a questi sentieri colorati che ispiravano nelle nostri menti le stesse identiche emozioni.

Diario di viaggio Perù – CUZCO e VALLE SAGRADO

14 agosto
– Verso l’ombelico del mondo – Cuzco
Sto volando verso Cuzco! non ci credo ancora.. Sono troppo emozionato. Tra poco più di un’ora sarò nell’ombelico del mondo..
Così era chiamato dagli Inca. Cuzco in lingua quechua significa proprio “centro” “ombelico”. Già perchè era la capitale dell’impero Inca, nonchè il “centro del mondo”.
L’ho ammirata centinaia di volte sui libri, nei documentari e ogni volta provavo un senso di attrazzione energetica incredibile. Proprio come mi succede osservando le foto e i video di Machu Picchu.
Ma per provare questo tipo di sensazione bisogna conoscere la sua storia. Una leggenda attribuisce la sua fondazione ad un essere leggendario chiamato Manco Capac, insieme a sua sorella e consorte Mama Ocllo, divenuto poi primo imperatore.
La leggenda inoltre dice che questo luogo fu rivelato da Inti (il dio sole). La mappa di Cusco antica ha la forma di un puma ( animale sacro) con la piazza centrale occupata dal petto dell’animale. La testa del puma sarebbe ubicata nella collina dove sta la fortezza di Sacsayhuamàn. La città è situata al centro della cordigliera ad un altitudine di 3400 metri. Era chiamata “centro” “ombelico” perchè secondo la mitologia Inca in essa confluiva il mondo degli inferi ( Uku Pacha) con il mondo visibile (Kay Pacha) ed il mondo superiore (Hanan Pacha). Un luogo mistico, magico carico di energia.

 

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– Atterraggio a Cuzco –
Appena l’aereo apre gli sportelloni vengo colpito da un forte un giramento di testa. Sento troppo la differenza di altura e incomincia a mancarmi l’aria. Faccio fatica a respirare ma sò che è una cosa normale per chi arriva qui. Mantengo la calma e mastico delle foglie di coca contenute in un cesto all’ingresso del piccolo aereoporto.
In albergo mi preparano subito del mate de coca. Una tisana ma con foglie di coca. Serve a far acclimatare l’organismo con l’altura. è buona, calda e devo dire che il suo effetto lo fà. Per tutta la mattinata rimango disorientato fisicamente ma poi pian piano inizio a respirare meglio.
Masticare foglie di coca e bere il mate è una tecnica naturale antica usata dagli Inca ma ancor prima dagli Aymara per sopravvivere a questa quota all’aria rarefatta delle Ande.
Nel pomeriggio esco con il mio zaino in esplorazione per le viette strette di Cuzco e me ne innamoro profondamente. Stradine srette, cielo azzurro, montagne che la circondano, colori dell’arcobaleno indossati dagli abitanti, muri di pietra antica, profumi di festa e tanta musica Andina.
Mi vengono incontro donne colorate con stretti sulle spalle come fossero zaini i propri bimbi, che vogliono vendermi braccialetti dipinti di vita quotidiana andina.

 

Mi muovo per le vie disorientato, un pò perchè non ho ancora superato il mal d’altura e un pò per la mia curiosità. Sono fortemente emozionato. Una sensazione mai provata prima per nesuna città del mondo..
La sera poi Cuzco si veste dei colori delle stelle e di luci regalate dalla Pachamama. (la madre terra)
Le stelle illuminano le stradine di ciottoli della vecchia capitale dell’impero Inca ed attuale capitale della cultura delle americhe.
Qui percepisco, dentro di me, un’incredibile energia,  mai provata prima.. Un richiamo, una voce, una musica proveniente dall’interno dell’ombelico e diretta nel mio io più profondo..
Mi sembra di essere un tuttuno con la città stessa. Mi sembra di essere parte di lei e lei di me. Sorrido, e persino gli oggetti mi sembrano aver vita propria. I sentieri mi parlano indicandomi dove devo andare. Impossibile smarrirsi perchè mi sento stretto mano nella mano da lei e mai lasciato solo. Percepisco una forza incredibile per affrontare questo viaggio e non solo.
Ora capisco perchè per gli Inca Cuzco era il centro dell’universo. Quest’oggi ho captato un’energia positiva incredibile, forse inumana, sovrannaturale che mi stà caricando dentro..
Questa sensazione la sto provando io ora, come un tempo la provavano loro.

 

15 agosto
– Valle sagrado-
Sono pronto per la prima escursione nella valle sacra degli Inca. E’ la valle del fiume Urubamba che attraversa le Ande vicino a Cuzco. Di buona mattina alle 8,00 salgo sul bus che mi porterà come da prima tappa alla cittadina Inca di Pisac. Sul bus stringo amicizia con un ragazzo brasiliano di nome Adhemar. Arrivato a Pisac rimango stregato dalla bellezza del sito archeologico.

 

Davanti ai miei occhi increduli appaiono una una serie di terrazzamenti antichi tipici della cultura Inca che a semicerchio scendono lungo la montagna. Intorno la vegetazione e un sentiero che ripercorre i passi fatti dai cittadini Inca per giungere alle loro abitazioni ancora esistenti situate un pò più in cima.
Seguo il sentiero rimaendo più volte incantato nell’osservare i mitici terrazzamenti. E’ la prima volta che li vedo dal vivo senza il filtro di una pagina di carta di un libro o dello schermo di una televisione. I terrazzamenti erano stati progettatti intelligentemente dagli Inca per poter praticare l’agricoltura su queste alte montagne. Coltivavano mais, patate ecc.. la dove sembra davvero impossibile..
Meravigliato faccio il giro del percorso spingendomi sempre più in alto giungendo davanti a vecchie rovine di abitazioni Inca. Qui conosco un secondo amico brasiliano anch’esso da solo di nome Diego. Con Adhemar e Diego nascerà una forte amicizia.
Come seconda tappa mi attende la magica cittadella di Ollantaytambo. E’ posta a circa 75 chilometri nord-est da Cuzco. Questa fortezza Inca il cui nome significa locanda di Ollantay (il nome di un guerriero) Fu una delle città dove Inca e spagnoli si sono batutti quando Manco Inca cercava di raggruppare la resistenza Inca dopo la disfatta di Cuzco.
Qui delle ripide scale si inerpicano sui terrazzamenti fino ad arrivare al cuore del tempio di cui restano solo le rovine.
Percorrendo i 250 gradini si ha la sensazione di tornare nel passato respirando l’odore della cultura Incaica. Ai piedi di questa fortezza si sviluppa una cittadina, stazione di partenza del treno, che porta ad Aguas Calientes, ultimo avamposto prima di salire a Machu Picchu.

Diario di Viaggio Perù – LIMA-

IL MIO PERU’
– Diario di viaggio-
Finalmente è arrivato il grande giorno. Sono pronto per partire per il mio primo viaggio in solitaria. Ho scelto il Perù perché per me vuol dire raggiungere “la meta dei miei sogni”. Questa terra rappresenta la storia della civiltà più affascinante di sempre. Gli Inca. Ahimè i conquistadores spagnoli con la loro invasione, hanno lasciato ben poco della cultura di questà civiltà. Ma la città di Cuzco e l’incredibile cittadella di Machu Picchu hanno ancora tanto da comunicarci compresa la loro incredibile energia.
Inoltre per la maggior parte del tempo sarò lassù tra le Ande accompagnato dal mio zaino, il mio amico fedele, e mischiare la mia sete di conoscenza della storia con la fame di avventura dei selvaggi sentieri delle foreste, dei fiumi, dei laghi e dei Canyon sudamericani rappresenta per me il massimo. Il mio viaggio durerà 20 giorni. Ve lo racconto..
………….
11- 12- 13 Agosto
….
– Partenza dall’Italia e arrivo a Lima. –
Parto da Milano Malpensa e faccio scalo a Barcellona. Riparto e atterro all’aereoporto di Lima di notte alle 00,30 ora locale peruviana del 12 agosto.
Li mi attende un’autista che mi porta in albergo. Sono molto stanco ma incuriosito cerco di osservare dall’auto il mio primo scorcio della capitale peruviana. Passo da quartieri non molto eleganti ma finalmente giungo a Miraflores uno dei quartieri turistici e sicuri di Lima. L’albergo è carino e la mia stanza molto umile e semplice. Cerco di addormentarmi, sono cotto, in aereo avrò dormito solo un’ora.

 

 

Mi sveglio alle 9,00 dormendo forse quattro ore. Apro gli occhi ma non connetto ancora bene. Stento a crederci ma sono in Perù…ce l’ho fatta! Mi faccio una doccia e scendo per fare Desajuno (colazione) Non è male! fette di torta, pane e marmellata succo di frutta. Cè anche il caffe ma non “espresso” però. Beh sempre meglio che niente.

Qui a Lima vive un mio caro amico, trasferitosi ormai più di tre anni fa. Si chiama Alberto e comunicando con lui dall’Italia, mi ha dato una grande mano per l’organizzazione del mio viaggio.
Lo avviso via messaggio del mio arrivo e mi faccio consigliare una zona tranquilla da visitare da solo. Mi consiglia di andare a Miraflores Larcomar o nel quartiere di Barranco. Ma da buon amico mi dice di tenere sempre gli occhi ben aperti. Qui siamo in sudamerica e perdersi finendo in qualche quartiere malfamato è un attimo.
La mia prima camminata solitaria per Lima è fantastica. Osservo la gente, i loro vestiti, i modi fare, le abitazioni, le loro automobli e i loro negozi. Mi guardo intorno incuriosito e affascinato. Arrivato a Larcomar con grande emozione vedo il primo elemento che mi fa capire definitivamente di essere in Perù: L’immenso Oceano Pacifico.
Bellissimo, enorme e si sente il forte rumore delle onde che si infrangono sulla spiaggia. Resto per un istante muto ad a osservarlo. Lo osservo dall’alto perché sotto i miei piedi un’altissima scogliera mantiene questa parte della città di Lima ad un’altezza superiore di circa un centinaio di metri sull’oceano. Quasi a protteggerla. Soffia un forte vento e i surfisti sulla spiagga ne gioiscono.

 

 

Nonostante qui è inverno non fa ne freddo ne caldo. Indosso una felpa.
I peruviani sono molto cordiali e gentili. Nel pomeriggio prendo un taxi e faccio una sorpresa ad Alberto raggiungendolo nel negozio dove lavora. Che bello rivederlo! ci abbracciamo.
Riprendo il taxi e dopo aver cenato torno in albergo. Sono troppo stanco a causa soprattutto del fuso orario e penso che tra due giorni inizierà il mio tour de force sulle Ande…Vado a dormire presto alle 21,00 crollo nel mondo dei sogni..
Ho dormito troppo quasi dieci ore, ma cosi facendo ho recuperato un pò di sonno causato dal jet leg!
Prendo il mio zaino ed esco in esplorazione per la città. Lima è una città caldissima sotto il profilo del traffico automobilistico. Sono tutti dei pazzi. Suonano in continuazione il clacson e non seguono nessuna regola, tutti cercano di superarsi a vicenda tagliandosi la strada. Non guardano i divieti ma almeno si fermano ai semafori rossi. La cosa strana è che i poliziotti non fanno nessuna multa e non fermano nessuno.
In compenso i tassisti sono simpaticissimi. Alcuni ballano mentre guidano con la musica latina dell’autoradio. Il trucco con loro è trattare sempre ogni corsa, se ti chiedono 20 soles tu gli dici che paghi 10 e cosi via..
lo stessa cosa la si fà nei negozi. Bisogna trattare tutto dall’acquisto di una maglietta bianca al più colorato dei maglioni d’alpaca. Solo nei ristoranti non si tratta.

 

 

Verso mezzogiorno incontro il mio amico Alberto con sua moglie Wendy e la loro piccola Luciana e mi portano a mangiare in un ristorante a buffet dove posso assaggiare quasi tutti i piatti tipici peruviani. Il cibo peruviano è buonissimo, una delle cucine più rinomate al mondo. Infatti rimango a bocca aperta.. ma poi beh, la chiudo per masticare! Si passa da buonissimi antipasti di zuppe a piatti a base di patate. Qui ne esistono più di trecento tipi. Poi il rocoto relleno, un grosso peperone piccante ripieno di carne e formaggio fuso. La palta a la reina un avocado con isalata russa. Anche il pesce è squisito! tra i piatti tipici il Pescado a la macho, la Chupe, e il Ceviche. Poi la carne con filetto di vitello, agnello o alpaca, il Lomo saltado, il Pollo Asado. Infine i dolci con il dulce de leche e il suspiro limeno. Questi sono solo alcuni dei piatti che ho assaggiato.
Prima però abbiamo iniziato con un buon bicchiere di Pisco Sur, un cocktail tipico del Perù.
Brindiamo a questo mio viaggio e al nostro incontro. In serata li saluto e orgogliosi mi fanno un grande in bocca al lupo per il viaggio che sto per intraprendere da solo sulle Ande. Sanno che sarà un tour de force avventuroso. Ma io sono pronto e domani ho l’aereo per Cuzco! la capitale dell’impero Inca.. Mi aspettaranno poi altre meraviglie tra cui il sogno della mia vita: Machu Picchu…

MAURITIUS e la sua anima – Diario di viaggio

Sarà stato solo un sogno, ma posso assicurarvi che al mio risveglio avevo ancora  la bocca spalancata dall’emozione mentre ripensavo a quello che avevo appena vissuto. Ricordo di essermi catapultato all’improvviso all’interno di un immenso giardino dell’eden. Banani ,palme, ibisco, frangipane e frutti tropicali coloravano l’intero paesaggio di profumi e colori estasiatici. Camminavo accaldato con indosso la mia canottiera e sulle spalle portavo uno zainetto mentre scimmiette e pappagalli rallegravano con la loro presenza la selvaggia natura incontaminata che mi circondava. Afferrai la mia macchina fotografica pronto per catturare con uno scatto i momenti più suggestivi.

 

Affascinato mi voltai , notando ampie distese di canna da zucchero , the e vaniglia che con il loro profumo mi condussero insieme alla deliziosa fragranza del fiore di frangipane, all’interno di un piccolo villaggio. Uomini e donne sorridenti banchettavano all’aperto con piatti piccanti speziati dai sapori forti. Quei caratteristici odori stuzzicarono in me l’appetito e per un attimo riuscirono addirittura  a farmi dimenticare il buon profumo di vaniglia e frangipane. Il sorriso di un uomo gentile, mi donò poggiando nelle mie mani un piatto contenente una squisita prelibatezza da assaggiare. Ma il richiamo di un delfino mi fece ricordare che dovevo proseguire la mia marcia fino al mare. Giunsi su una spiaggia di sabbia bianchissima che leggiadra si strofinava pungente sulla mia pelle abbronzata dal sole dei tropici.

 

Davanti ai miei occhi , uno spettacolo maestoso : l’mmensità dell’oceano indiano. Ma nonostante la sua grandezza, sapevo di essere protetto da un meraviglioso muro di coralli colorati che come una cinta circondavano quel giardino e la sua cristallina piscina salata. Nel frattempo qualche imponente onda oceanica in lontananza tentava invano di penetrare oltre la cinta, con il muro naturale della barriera corallina che potente le respingeva. Tranquillizzato e Innamorato dalla cristallinità di quell’acqua tiepida, mi tuffai nuotando tra delfini e tartarughe. Incontrai alcune specie di pesci che fin ora avevo visto solo negli acquari. Mi senti leggero, felice senza il peso dello stress della mia normale vita. Mi sembrava di volare immerso nel blu di quella parte calma e tranquilla dell’oceano. Poi di colpo iniziò a piovere. Era la classica nuvola di pioggia giornaliera che dall’alto bagnava l’intera isola. Era ora di tornare all’interno del giardino e andare a caccia dello scatto più bello e suggestivo da fare.

 

Alzando lo sguardo però, uno strano animale simile a una gallina mi fissò domandandomi: – Straniero, prosegui il tuo viaggio senza far del male a questa terra .-
Rimasi di sasso. Ma poi lo strano essere scomparì e senza dar molto peso alle sue parole continuai a camminare.
Il sentiero mi portò dritto verso un lago chiamato ” Gand Bassin” ” dove l’altissima statua del dio Shiva sorgeva impetuosa . Un pappagallo cinguettandomi nell’orecchio mi sussurrò che per la gente induista del posto il lago era sacro. Scrutando il lago e sulle sue sponde notai con grande fascino che vi sorgevano  numerosi templi induisti. – Ecco questo è un altro ottimo motivo per scattare una foto. –  pensai . Poi in silenzio entrai in un tempio rigorosamente a piedi scalzi .

 


Ma il pappagallo molto saggio mi consigliò di proseguire il mio cammino fino a “Chamarel ” promettendomi che li avrei trovato il più chimerico scatto fotografico che cercavo. Mi disse di proseguire dritto per qualche chilometro sopra il monte e poi ci sarebbe stata Tarta, una tartaruga gigante che mi avrebbe accompagnato a Chamalet. Lo ascoltai e poco dopo incontrati proprio Tarta. Era enorme ma gentile e mi disse di risalire sul monte ancora un po’ più in alto e che poi avrei assistito a uno spettacolo della natura unico al mondo. Sali più sopra arrivando a destinazione. Vidi qualcosa di unico al mondo. Rimasi immobile con la bocca spalancata. Ammirai una zona ricoperta da sette strati di sabbia ognuno di colore diverso (rosso, marrone, viola, verde, blu, porpora e giallo) Uno spettacolo naturale dato alla vita dai caldi raggi del sole contro la terra di origine vulcanica di quell’esclusivo luogo.

 

Altre tartarughe giganti che tranquille passeggiavano sopra quella fantastica terra colorata guardandomi perplesse mi domandarono : – Ma lo sai come si chiama questo posto? –
– No.- gli risposi
– Si chiama Terra dei sette colori . – mi risposero in coro pappagalli , tartarughe e quello strano animale simile a una gallina che avevo incontrato poco prima .  Presi la macchina fotografica e scattai una foto ad dir poco meravigliosa . Ma come in tutti i sogni venni sbalzato imprevedibilmente di nuovo in mare , dove un delfino mi trasportò su un isoletta incantevole chiamata ” L’isola dei Cervi”.
Una volta giunto sulla più piccola isoletta mi accorsi che il mare e la spiaggia sembravano ancora più cristallini . Con mio grande stupore osservai sotto riva, centinaia di stelle marine che garbate abitavano il cielo azzurro dell’oceano. Ne presi una in mano estraendola fuori dalla superfice dell’acqua.

Ma a quel punto lo strano essere somigliante una gallina appollaiato a riva tra le palme osservandomi esclamò – No straniero, le stelle marine non possono vivere se estratte fuori dall’acqua del mare .- Sbalordito e confuso rilasciai immediatamente la stella sommergersi nell’acqua .
A quel punto incuriosito gli domandai.
– Ma tu cosa sei? –
Lo strano essere apri le ali e con fare aggraziato mi rispose:
– Ma come non lo sai ? Sono l’anima dell’isola straniero..tutti mi chiamano DODO .-,

La commozione mi congelò il sangue . Caddi nell’acqua svenuto e privo di sensi .
Mi risvegliai nel mio letto ancora emozionato .
Avevo parlato con un animale estinto da secoli , nato e cresciuto soltanto su quell’isola paradisiaca e che a causa dell’invasione dell’uomo si era estinto per sempre .

L’isola di Mauritius è uno dei pochi paradisi terrestri rimasti che ho avuto la fortuna di visitare . Spero con tutto il cuore che l’anima del Dodo protegga quest’isola per sempre . Sarebbe bello pensare che un giorno il Dodo , possa tornare a giocare tra le canne da zucchero, nella vaniglia o sulla terra dei sette colori del vulcano . Sperare non costa niente , anche se in questo caso “sognare ” un suo ritorno sembra molto più logico .  Che dio benedica la natura e .. che dio punisca la cattiveria dell’uomo .

Alessandro Cusinato