Il Travel Blog “TripOrTrek” racconta il mio viaggio in Sud America

Queste sono le parole di Sara, una viaggiatrice che come me ama raccontare dei suoi viaggi nel suo meraviglioso Travel Blog  www.triportrek.org

“Dai viaggi nascono incontri, storie e nuove amicizie. Ho creato la rubrica “Meet the blogger” per raccontare le avventure di amici vicini e lontani.
Oggi vi porto in Sud America con Alessandro” 😉

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Osservando la nascita del Rio Delle Amazzoni

Diario di viaggio Perù – CANYON DEL COLCA

25 AGOSTO – CANYON DEL COLCA

La partenza è alle consuete tre del mattino da Arequipa.  Dopo più di tre ore di bus, all’aba giungo a Chivay salendo poi fino a quota 4350 metri. Il paesaggio incomincia a trasformarsi diventando quasi lunare. Cactus, siepi basse, ed erba gialla lo rendono simile ad un deserto ad alta quota.  E’ il grande cratere scavato dalle forze erosive del fiume Colca.

Il nome Colca si riferisce ai granai di fango e pietra scavati in epoca Inca e pre Inca nelle roccie del Canyon. Si tratta del secondo Canyon più profondo al mondo. Il paesaggio è davvero suggestivo e unico, respirare non è facile a causa della mancanza di ossigeno derivata dall’altura. Ma fortunatamente il mio corpo presente a queste altitudini da molti giorni si è ormai acclimatato e non soffro più di problemi di questo tipo.
Ma lo scopo principale di questa escursione è quella di assistere al volo di uno dei sacri animali Inca, il protettore del regno di sopra: Il condor.
Il bus si ferma in un punto strategico dove sono presenti dei miradores naturali.

Qui osservo tutta la bellezza e la profondità di questa valle incantata compresi i vulcani Coropuna e Ampato. Pareti a strapiombo fanno da casa a una decina di Condor che all’improvviso mi svolazzano davanti.
E’ un emozione fantastica osservare queste splendide creature intente a dominare dall’alto tutto il Canyon. Osservandoli mi rendo conto di essere in una valle sacra dove questi imponenti esemplari volando proteggono con le loro ali il padre di ogni Inca: Il Dio Sole Inti.
Proseguo il mio viaggio atttaversando le strade strette e a picco del Canyon giungendo in un luogo magico. Mi siedo su una roccia a strapiombo che costeggia la strada e guardando davanti a me verso l’orizzonte, noto un piccolo puntino bianco in cima ad un’alta montagna. La guida mi dice che quello è il Nevado Mismi, il ghiacciaio da dove nasce il Rio Delle Amazzoni.

Osservando la nascita del Rio Delle Amazzoni
Osservando la nascita del Rio Delle Amazzoni

<< Wow !>> esclamo io…
Resto ammutolito, incantato e senza parole.
Per me è uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio.. Cerco di immaginare come possa nascere da un puntino cosi piccolo il corso d’acqua più lungo al mondo.. un fiume mitico che attraverserà Perù, Colombia e Brasile bagnando la foresta amazzonica. Insomma sto assistendo al parto di Pachamama madre natura, che dà alla luce una delle sue creature più influenti per la vita di altrettante creature della nostra terra.

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Fiume Colca

 

 

 

 

 

 

 

 

Diario di viaggio Perù- BOLIVIA COPACABANA

22 Agosto      BOLIVIA – COPACABANA

Oggi è un giorno particolare. L’escursione in terra boliviana non era programmata nella mia road map. La decisione di sconfinare l’ho presa ieri, durante la cena a Puno con degli amici conosciuti in giornata che mi avevano consigliato di andarci.
Parto alle 3 del mattino. Tre ore di bus e arrivo al confine. Qui perdo diverso tempo per le pratiche burocratiche, scendo dal bus e dopo aver messo il timbro d’uscita dal Perù sul passaporto proseguo a piedi attraversando un mercato per un centinaio di metri in quella che è la terra nessuno verso la dogana boliviana.


Anche qui vi è una lunga prassi per il timbro sul passaporto. i Poliziotti boliviani non hanno un viso molto simpatico. Anzi, Il più “tranquillo” ha una cicatrice sul viso. Si fatica a guardarli negli occhi, quindi penso sia meglio abbassare lo sguardo e proseguire. Una volta timbrato il passaporto risalgo sul bus e proseguo per qualche chilometro fino a Copacabana. Siamo a 3800 metri di altitudine e la sponda boliviana del Lago Titicaca mi attende.
Mi fa un certo effetto sapere che sono in un altro stato sudamericano affascinante e ancora a me sconosciuto. Qui le case sono molto simili a quelle peruviane e gli abitanti sono colorati come i loro vicini del Perù. Una cultura molto simile. L’unica differenza sta nel denaro: Qui anziché pagare con i Soles si usano i Bolivianos.
Giungo sulla riva del Lago Titicaca. Qui mi attende la mia guida. Una donna boliviana coltissima che mi racconterà per filo e per segno la storia Inca e ante Inca. Ma la prima visita da lei guidata è per la splendida “Basilica di Nostra Signoria”. Ultimata nel 1619 è una delle chiese più antiche della Bolivia. Fu costruita sopra il tempio Kotakawana e al suo interno si trova la statua de “La virgen de la Candelaria”.


Torno verso la riva del lago, e osservando l’orizzonte mi incanto. Questa parte di lago è ben diversa da quella peruviana. L’acqua è limpida, cristallina e si può vedere il fondo, cosa che era impossibile nel lato peruviano a causa dell’acqua torbida e scura.
Salgo sul traghetto che mi condurrà sull’ Isla del Sol, chiamata anche l’isola Titicaca, l’isola più grande di tutto il lago.
Qui ci hanno vissuto nei secoli passati gli Aymara e gli Inca, e le lingue parlate sono il Quecha e lo Spagnolo. l’isola è particolare a causa dei suoi terrazzamenti Inca disegnati nel terreno che ancora oggi vengono sfruttati dagli abitanti del posto per coltivare prodotti agricoli. Salgo le scale di una scalinata che mi conduce verso una fonte d’acqua naturale che scorge tra le rocce. Qui gli Inca, bagnandosi la fronte, acquisivano l’energia del dio sole Inti.  Faccio la stessa cosa e con mio grande stupore noto dalle foto scattate dalla mia guida, che un raggio di sole mi pervade proprio nel momento del mio sfiorare l’acqua portandola sul mio viso. Rimango senza parole e non so darmi spiegazione di questo strano evento naturale. La risposta me la dà la mia guida dicendomi che Inti era sceso su di me e mi aveva donato la sua energia.

Ci voglio parecchi minuti prima che mi riprenda dall’episodio appena accaduto. Emozionato, mi sento al settimo cielo e penso di essere stato un “prescelto” da Inti. Insomma non capita a tutti di ricevere la sua energia e vederla catturata in una foto!.. proseguo il mio giro per l’isola entrando in diverse abitazioni abitate dagli antichi visitando il santuario dedicato al Dio Inti (sole)
Giungo in un punto magico dell’isola laddove di fronte al mio sguardo oltre l’acqua del lago spunta la sagoma rocciosa di un’altra isola molto più piccola ma importante: l’Isla della Luna. La leggenda narra che dal lago in prossimità di dove sorge l’isola uscirono Manco Capac e Mama Oclo per fondare la città di Cuzco, da dove avrebbe avuto luogo quello che sarebbe diventato l’impero Inca.

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Sguardo verso l’isla della luna

Seduto sulla riva rocciosa del lago percepisco questa magia, questa energia. Mi sento un piccolo sassolino in mezzo a questo mondo mistico composto da rocce, acqua, pietre, sentieri, erbe, alpaca e lama. Ma quanto mi attira tutta questa magia… non lo so spiegare, so soltanto che sono parte di tutto questo.. sono parte della Pachamama… Sono felice, mi sento libero, leggero, vuoto di negatività e pieno di energia…
Mi fermo a pensare, sento il profumo dell’acqua stagnante e vedo il blu del lago confondersi con l’azzurro del cielo. E’ come se mi tuffassi nel cielo volando nell’acqua del lago. Mi lascio trasportare dai profumi delle erbe dell’isola che per gli abitanti sono gli unici medicinali conosciuti. L’isola è selvaggia, Incontro pastori con il loro gregge di pecore, vedo alpaca e cavalli in libertà.

Ma il mio sguardo curioso ricade un ultima volta sull’Isla della Luna. A quel punto le parole della mia guida colmano la mia sete di curiosità raccontandomi che in passato nell’epoca Incaica vi era un tempio chiamato Inacuyo ovvero il Palazzo delle vergini del Re. Sull’isola della Luna poteva entrare solo il Qhapaq Inca ovvero “il sovrano dell’impero Inca”. ” <<Hai capito.. mica scemo il Re “>>.. penso io sghignazzando…

Ma è tardi e devo ritornare in Perù. Lascio questo posto più ricco spiritualmente, ancora sorrido mentre ripenso al raggio di sole che mi ha illuminato sulla fonte d’acqua Inca. Credo che tutti abbiamo uno o più scopi nella vita, e uno di questi per me era quello di imparare dalla cultura Incaica. Ho provato delle sensazioni e un energia incredibile a Cuzco , moltiplicata all’ennesima potenza a Machu Picchu. Ora ricevo un raggio di sole dal Dio Inti qui sull’Isla del Sol, proprio dove secondo la leggenda nacque l’impero. Ringrazio gli antichi Inca per tutto quello che sto vivendo. Forse sanno che sono come loro e che possono fidarsi di me. Probabilmente mi volevano qui per far si che potessi poi trasmettere al mondo attuale un po’ della loro cultura e far capire agli uomini quanto sia importante per noi la natura della Pachamama ( Madre Tierra)  proprio come lo era stata per loro.

 

 

Diario di viaggio Perù – LAGO TITICACA

21 AGOSTO – LAGO TITICACA
E’ il giorno dell’escursione sul Lago Titicaca. Non nascondo la mia forte emozione. E’ un lago speciale, unico ed è il navigabile più alto al mondo situato a 3800 metri d’altitudine sulle Ande condiviso tra il Perù e la Bolivia. Nella zona peruviana è abitato da una tribù meravigliosa : Gli Uros.
Un popolo che vive sulle cosidette “isle fluttanti “ovvero le isole galleggianti.
Il motivo del loro vivere in maniera cosi estrema è stata conseguenza del loro passato. Infatti i continui attacchi da parte dei popoli più guerriglieri come gli Aymara e gli Inca, hanno costretto questo popolo a rifugiarsi su delle verie e proprie isole galleggianti costruite da loro stessi per sfuggire alla furia dei loro nemici.
Salgo sul traghetto che in mezz’ora di navigazione mi condurrà al villaggio Uros.

 

Il colpo d’occhio è spettacolare, il lago è immenso tanto da sembrare un mare con il verde della palude d’erba che ricopre la superfice scura dell’acqua. Sopra riflette un cielo azzurrissimo bagnato dalle bianche nuvole provenienti dalle cime delle Ande. Con lo sguardo osservo piccole barche di pescatori che lentamente passano di fianco al traghetto. Ad un tratto appaiono tante isolette di colore giallo. Sembrano fatte di paglia e mescolate alla vista del lago, donano l’impressione naturale di stare davanti ad uno splendido quadro appena dipinto. Sopra le isole tante casette anch’esse di colore giallo e nel mezzo tanti colori, tanti quanto l’arcobaleno. Sono i colori degli abiti degli Urus. Rimango meravigliato! non vedo l’ora di scendere dalla mia barca e salire su una di quelle isole per poter conoscere questa gente. Della loro cultura e delle loro tradizioni ne avevo sentito parlare solo nei libri che ho letto e in prima persona da una mia amica che aveva visitato questo posto lo scorso anno e solo il suo “raccontarmi” mi aveva fatto emozionare.. Chissà dal vivo ora cosa proverò!

 

Salgo su una di quelle isole. La guida peruviana ci informa che il villaggio è composto da 90 isole sparse per il lago e ognuna di esse è abitata da una o più famiglie Uros.
Vengo accolto calorosamente dal loro saluto in lingua queqha. l’isola è abitata da tante donne coi loro bambini. Bellissimo! Sono un popolo solare, genuino e semplice ancora ancorato alle antiche tradizioni. Ancorato come lo sono le loro isole al fondo del lago. E’ bello osservarli mentre parlano,camminano, mangiano e lavorano in mezzo agli intrecci del bambu dell’isola galleggiante. Sono fuori dal mondo dispersi in mezzo al lago e ci galleggiano sopra come se nulla fosse. Sorridono sempre, sono colorati e bellissimi. Le donne portano cappelli grandi di paglia o cappellini da sole con la visiera e indossano abiti colorati di alpaca per proteggersi dal freddo e dall’umidità. Ogni isola ha un presidente a rappresentarla ch a ogni turista sbarcato racconta le tradizioni e la cultura di questo popolo. Il presidente ci spiega come sopravvivono pescando e che pesci pescano, ci spiega come fanno a costruire le isole, ci mostra come cuciono i loro tipici abiti.

 

E’ tutto talmente affascinante che rimango incantato appena noto una ragazza Uros seduta con le gambe incrociate davanti alla sua casetta gialla.
Sulla testa un grande cappello giallo di paglia, un vestito bianco a maniche lunghe, un gilet rosa sopra il vestito raffigurante dei disegni simboli del suo popolo. I capelli sono neri proprio come la sua pelle e dal cappello spunta una splendida treccina che ricade davanti alla sua spalla destra. Una gonna verde foresta e sopra ad essa una copertina colorata. Ad un tratto lei resta immobile con gli occhi spalancati e la bocca aperta. immersa in chissà quale pensiero..E’ bellissima!!!…
Lesto le scatto una foto, forse la foto più bella e significativa del mio intero viaggio.
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Meraviglia!!!
La scatto anche con la mente. Il suo ritatto di donna mi conquista, mi rapisce e mi invaghisce. Resto sedotto dalla sua semplicità. Lei non porta vestiti firmati, borsette, scarpe con il tacco o il rossetto, ma veste solo di tradizioni e genuinità. Non è una top model, ma il suo fascino la rende ai miei occhi la donna più bella del mondo. Me ne innamoro perdutamente, un colpo di fulmine al quale non sò dare spiegazione. O forse si. In lei vedo lontani lo stress della società in cui viviamo, non vedo la necessità che ha ogni donna nel comprare il vestito più bello, nell’indossare le scarpe più chic, nell’apparire la più bella davanti agli altri. Non vedo l’egoismo della maggior parte delle donne europee che conosco. Non vedo la fretta nel fare le cose, la rabbia per non aver comprato il cellulare nuovo. Ma vedo solo lei. Colorata del suo sorriso e di quel poco che la vita le ha donato ma che per lei è tutto: il sole, il lago, una casetta, una famiglia.
Osservo un’altra donna con al fianco una ragazza sui vent’anni anch’essa splendidamente colorata.

 

Mi guarda e parlandomi in spagnolo, mi chiede di comprare qualche gadget fatto a mano da loro.
Sorride in continuazione e non è affatto un sorriso finto fatto esclusivamente per vendermi qualcosa.
Lo si capisce che è vero che non è forzato. Cosi mi mostra una tovaglietta di stoffa dipinta a mano con disegnati i simboli del suo popolo. La compro. Voglio portarmi via i ricordi e i simboli più veri, tipici della loro cultura.
Poi noto dei piccoli dipinti disegnati con acquerello. In uno cè raffigurato un uomo su una piccola barca che sta pescando, in un altro u uomo e una donna su una barca girati di spalle con la luna e le stelle a illuminarli. Le chiedo che significato abbiano e soprattutto chi li ha dipinti.
Lei mi risponde con un sorriso: “il primo è il mio papà che va a pescare! il secondo sono la mia mamma e il mio papà quando si sono innamorati..” e poi conclude: ” e li ho dipinti io..”
Emozionato e fiero, acquisto questa grande opera d’arte creata dalla fantasia di un’artista bambina.
Riparto con il traghetto verso la “Isla Taquile”, un isola rocciosa e selvaggia in mezzo al lago abitata da Taquileni.

 

Torno verso la riva e la città di Puno con un lago interiore di emozioni molto profondo. La giornata di oggi mi ha segnato molto in positivo. Sono sicuro che quando sarò lontano da qui e ne avrò bisogno chiuderò gli occhi per immaginarni galleggiare in queste acque con i colori e la purezza di questo splendido popolo.

Diario di Viaggio Perù – MACHU PICCHU

17 agosto –   L’ombelico del mondo
Passo la mattinata a recuperare il sonno e le energie consumate per la montagna arcobaleno. Esco per un ultimo giro a Cuzco. Mi rattrista molto lasciare questa cittadina. I giorni passati qui mi hanno reso una persona nuova, la sua energia mi ha riempito l’anima. I colori di questo popolo hanno dipinto i miei pensieri di sorrisi e positività.
Gli occhi grandi di quelle donne con i loro bimbi a mo di zaino sulle loro schiene non li potrò scordare. Cosi come i volti rugosi degli uomini scolpiti dall’aria di montagna. I loro sorrisi genuini come le viette strette fatte di antichi ciottoli che sembrano muoversi e camminare inseme a me. La città mi sembra viva e come se fosse una persona a cui confidare senza timore i propri pensieri e le emozioni.
L’ombelico del mondo è qui.
Si, ora ne sono sempre più certo…

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18 agosto
MACHU PICCHU
Saluto Cuzco salendo su un piccolo bus che in un paio d’ore attraversando paesini dispersi sulle Ande, mi condurrà a Ollantaytambo.
Qui salirò sul treno dei treni “l’Inca rail ” che mi porterà a sua volta a Aguas Caliente cittadina ai piedi di Machu Picchu.
Il viaggio in treno Inca rail è uno dei più spettacolari che abbia mai fatto. Il percorso che attraverso è meraviglioso. il treno costeggia il fiume Urubamba e tutta la valle sacra Inca, terminando il suo viaggio all’inizio della selva amazzonica nel mezzo di montagne altissime ricoperte di vegetazione. L’Inca rail è dotato di un tetto panoramico adatto per far ammirare ai turisti la bellezza della foresta selvaggia che si arrampica sulle Ande. Girando lo sguardo fuori dal finestrino si rimane colpiti dalle rapide veloci del fiume Urubamba contenenti rocce imponenti che con la loro grandezza deviano il corso dell’acqua. Uno spettacolo naturale a cui assisto compiendo un viaggio nel viaggio. Insomma per me è il viaggio in treno più bello di sempre.
Arrivato a destinazione mi metto a cercare come un disperato l’albergo che mi ospiterà la notte prima di salire a Machu Picchu. Con la mappa in mano mi perdo in una cittadina finta, costruita soltanto per ospitare i turisti che si recheranno al sito archeologico Machu Picchu. Insomma non mi piace proprio! tante bancarelle con souvenir, alberghi e ristoranti e niente di più! Cè troppo business qui fatto per sfruttare l’immagine di Machu Picchu. Non sò se gli antichi Inca apprezzeranno dalle loro tombe tutto questo.
Mentre penso di essermi perso tra le viette, incontro per un puro caso del destino tre ragazze spagnole provenienti dai paesi Baschi. Iniziamo a parlare e viene fuori che anch’esse si sono perse e alloggiano nello stesso mio albergo. Cosi iniziamo insieme a cercarlo. Sono le 21,00 ed entriamo nell’albergo. Nel frattempo inizia a piovere.  Ci diamo appuntamento l’indomani mattina per salire insieme a Machu Picchu. l’appuntamento è prestissimo alle 3,30 pronti per affrontare la fila di gente che prenderà il bus per salire sul sito archeologico piu importante del Sudamerica.
Intanto continua a piovere sempre più insistentemente, saluto le ragazze, salgo in stanza e esco a cenare. Mangio un piatto tipico di questa zona: las truchas ( trota) buonissima!
La pioggia però scende sempre più forte e sembra non voler cessare. Torno in albergo ma non  chiudo occhio. Sono troppo emozionato. Sono le 22,00 e tra poche ore vedrò e realizzerò il sogno della mia vita : il Machu Picchu!
Non penso alla pioggia perchè sono convinto che domani mattina cesserà. Insomma non è possibile ! è tutta la vita che aspetto questo giorno e non può di certo piovere! cavolo!
Suona la sveglia sono le 3,00 fuori è buio e diluvia. Sono troppo agitato ed entusiasta. E’ arrivato ” IL GIORNO DEI GIORNI !! ” Scendo a far colazione e incontro le tre ragazze Spagnole e insieme ci rechiamo alla fermata del bus. Diluvia e compriamo degli impermeabili. Verso le 5,30 saliamo sul bus e finalmente alle 6,00 arriviamo all’entrata di Machu Pichu!!
Non stò più nella pelle ..
Il mio cuore smette di battere anzi no batte ancora più forte..
Entro e la pioggia che cade sul mio impermeabile rimbalza sul mio viso confondendosi con le mie lacrime. Un brivido freddo mi attraversa dalla testa fino ai piedi ma fermandosi prima dalle parti del cuore. Mi sento sollevato da terra ma incollato al sentiero che gli Inca costruirono. Piango e rido. Non riesco a smettere di girarmi intorno come un bambino felice.

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Non ci credo non può essere vero è tutta la vita che aspettavo questo giorno!
Cerco di mantenere la calma e respirando lentamente ascolto la guida che in spagnolo racconta a me e alle mie amice basche la storia di questa meraviglia del mondo.
Camminando lungo il sito vedo finalmente tutto quello che avevo letto e visto nei libri e nei documentari, attraverso i terrazzamenti, le abitazioni di pietra, i canalini costruiti per irrigare e assetare la popolazione. E’ enorme! più di quanto lo si possa immaginare e poi è cosi in alto tra le nuvole come se fossimo sospesi nell’aria.
Proprio una grande nuvola bianca all’improvviso attraversa il sito. Una fitta nebbia ci soccombe e insieme ad essa continua la pioggia.
” Oh nooo..” penso io.. ” non si vede più nulla..il peggiore dei giorni per venire qui..” mi rattristo e la guida lo nota rassicurandomi che verso le 10,00 si schiarirà.
Sono un pò nervoso, vorrei tanto scattare delle foto ricordo da portare con me per tutta la vita ma se questo tempaccio non cambierà tutto sarà inutile.  Cosi cerco di calmarmi e sorrido, sò che più tardi si schiarirà. Sò che gli Inca mi faranno questo regalo, sò che madre tierra Pachamama mi osserva e vuole che io sia felice.. sò che il dio sole Inti oltrepasserà quella nube e farà cessare la pioggia.
Verso le 10,30 il miracolo! cessa a pioggia e il sole bacia il luogo per me più bello al mondo! l’energia che percepivo fin poco prima ora si miltiplica. Le tre ragazze spagnole notano la mia allegria dicendomi ” Ale tu sei troppo emozionato sei la felicità in persona ! fai parte di questo luogo e di questa terra…”
Rido e poi ripiango ancora. Tocco le rocce, bacio la terra, penso al Condor al puma e al serpente. Agli Inca e alla natura.
Saliamo più sù nel punto dove si scatta la cosidetta foto classica e la vista della cittadella è la più totale. Tutt’intorno le Ande composte dalle quattro montagne sacre Inca, la foresta e molto più giù il sacro fiume Urubamba.
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Una vista sensazionale sognata per tutta la mia vita e fotografata con tutta la mia mente.
Proseguo il percorso all’interno del sito percorrendo prima il cammino del Sol e poi il più insidioso sentiero che conduce fino al Ponte Inca. Percorro sentieri stretti mozzafiato a picco sulla fitta foresta amazzonica. Uno spettacolo unico al mondo il trekking più bello si sempre.
verso le 14,00 usciamo dal sito. Osservo assopito per l’ultima volta quello che era sempre stato “il mio sogno”. Era, perchè ora l’ho realizzato.. Lo guardo bene gli parlo piango ancora sorrido. Un energia innaturale sembra attraversarmi il corpo, mi sento un uomo nuovo fiero di me stesso e positivo. Esco salutandolo con un bacio sulle pietre. Cosi facendo dò un bacio alla Pachamama (madre terra). Saluto gli Inca. Grazie !
All’uscita passo per il timbro di Machu Picchu sul passaporto. Altra gioia! bacio anche il timbro!

Ora è tempo di tornare a Aguas Caliente e scendo a piedi tra i sentieri della montagna accompagnato dalle tre mie amiche. In paese ci fermiamo a bere una birra per festeggiare iln grande giorno passato e per salutarci dato che le nostre strade qui si dividono: di li a poco loro prenderanno un bus che li farà proseguire viaggiando in Bolivia mentre io dovrò tornare verso Cuzco per poi andare a Puno.
Ho passato momenti indimenticabili con loro e mi prometto che un giorno andrò a Bilbao a trovarle.
La sera in albergo ripenso ancora alla giornata appena vissuta. Non riesco a capacitarmi ancora di essere stato a Machu Picchu! spengo la luce e sorrido ancora. Chiudo gli occhi e sogno.
Oggi è stato il giorno più bello della mia vita.

Diario di viaggio Perù- MONTAGNA ARCOBALENO

16 AGOSTO
Montagna arcobaleno (Apu Winicunca)
la sveglia suona alle 2,30 di notte. Sono teso ed emozionato perchè quest’oggi affronterò un’avventura molto particolare. Non da tutti. Superare i 5000 metri d’altitudine camminando per ore con pochissimo ossigeno.
Ho visto molti filmati riguardanti questa escursione e sò che non è facile affrontarla, ma la voglia di esplorare e superare me stesso è troppa.
Alle 3,30 passa la guida peruviana a prendermi e dopo una camminata per le vie dormienti di Cuzco, alle 4,00 salgo sul bus che mi condurrà lassù a quota di partenza di 4500 metri.
il viaggio in bus dura circa tre ore e le passo tutte dormendo. Meglio cosi perchè almeno non assisto alle manovre da pazzo che compie l’autista del bus sui sentieri a picco delle Ande.

 

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Verso le 7,00 arriviamo a destinazione. Scendo dal bus e il paesaggio che mi accoglie è uno dei più suggestivi al mondo. Un’ampia vallata di rocce di color giallognolo e marrone contornate dalle cime più alte delle Ande Sudamericane.  Al campo base domina un grande cartello verde con incisa la scritta “Welcome to mountain colours Apu Winicunca”

Fà molto freddo e subito vengo colto da giramenti di testa e mancanza di respiro, del resto siamo a 4500 metri e me lo aspettavo.
Noto che la stessa situazione stà capitando un pò a tutti. Siamo circa una sessantina di escursionisti di tutte le nazionalità : italiani, peruviani, cileni, brasiliani, argentini, americani, australiani, francesi ecc.. e quasi tutti siamo storditi da quest’aria rarefatta!
Le guide peruviane ci raggruppano in cerchio e da veri leader ci incoraggiano urlandoci contro tutta la loro carica.
Ma mi sento davvero scarico e non acclimatato a questa quota di altura. In effetti sono a Cuzco da soli due giorni e salire qui sopra cosi presto forse è stata una cazzata! era meglio aspettare ancora un giorno almeno, in modo che il mio corpo meglio abituato all’altura ne soffrisse meno la mancanza d’ossigeno. Questo è quello che mi passa per la testa… Ammetto che un pò di ansia mi era salita ma il mio carattere deciso e determinato mi fa calmare. Respiro o almeno ci provo parlo con il mio zaino dicendogli andrà tutto bene!
Entriamo in un tendone del campo base e facciamo una ricca colazione a base di cioccolata, pane, e sopratutto mate de coca.
Il cammino che ci porterà fino a quota di 5200 metri ad ammirare la terra colorata durerà circa tre ore. Cosi Finita la colazione decido insieme ad altri escursionisti di affrontare la prima parte del cammino con l’aiuto di un cavallo. Qui conosco Julia, una splendida ragazza francese anche lei in viaggio da sola.
Insieme cavalcando due cavalli percorriamo il primo tratto di salita. Il colpo d’occhio è bellissimo.

 

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Non sembra di essere sulla terra ma su un altro pianeta. Alte cime Andine probabilmente di 6000 metri ci sovrastano e sulle loro cime si intravede il bianco della neve. Un paesaggio lunare, colorato di malinconici colori giallastri mischiato al verde del muschio, ci ipnotizza. Il profumo dell’aria limpida e incontaminata si inebria dell’intenso odore delle erbe di montagna.
Intorno a me alcuni uomini andini mi seguono con lo sguardo accompagnandomi in caso di bisogno fin sù in cima. Vestono con abiti pesanti, maglioni di alpaca colorati e parlano il Quecha. I più anziani sorridono mettendo in evidenza le rughe, disegnate sui loro volti come fossero montagne scavate nella loro valle di esperienza.
Sono molto poveri è vero.. ma dentro di loro sono molto più ricchi di noi. Vivono in questo paesaggio lunare lontano da tutto e tutti. Vivono in casette di pietra o in tendoni ma quando la mattina aprono gli occhi non vedono lo stress di un sole spento e frettoloso, ma l’azzurro del cielo macchiato dal bianco limpido delle nuvole lente.
il profumo dell’aria fredda mi accompagna e il cielo è più azzurro che mai.. A causa dell’aria pura con poco ossigeno i colori sembrano più intensi più vivi. Branchi di Alpaca pascolano indisturbati liberi di fianco a noi.

 

E’ meraviglioso!
Mi giro ad osservare Julia e noto che anche lei come me si stà emozionando..
L’ultima parte del percorso è da affrontare senza cavallo. Gli ultimi 400 metri sono faticosissimi l’ossigeno è sempre meno e la testa comincia a farmi male. Temo possa accusare il “soroche” ovvero il mal d’altura come lo chiamano qui. Questo può portare a giramenti e mal di testa, mal di stomaco, vomito e persino edema polmonare. Ma sono molto determinato e cerco di non pensare al peggio delle ipotesi.
Piano piano giungiamo a quota 5000 metri! Resto incantato da cotanta bellezza ..
In meno di un attimo il mal di testa sembra passarmi, l’ossigeno di colpo ritornare e la fatica scomparire.
Davanti a me le montagne sono colorate!!!

 

Rimango sorpreso e con la bocca spalancata assaporo tutto l’arcobaleno che ricopre come una coperta la superfice fredda delle montagne.
Si passa da strati di verde al rosso, dal grigio al giallo, dal viola fino al blu.. Qui la natura si è davvero superata dipingendo ad alta quota il suo capolavoro usando un pennello colorato sulla tela insidiosa delle Ande.
Io e Julia scattiamo numerose foto, sia con la macchina fotografica ma sopratutto con la mente.
Saranno scatti che le nostre emozioni non dimenticheranno mai. Il vento soffia sempre più forte e il mal di testa sembra aumentare, ma i nostri corpi ipnotizzati dai meravigliosi colori non ne vogliono sapere di tornare.
Ci addentriamo ancor di più nel cuore della montagna seguendo un difficile sentiero ma ogni passo fatto è equivalente a farne dieci e il fiatone derivato dall’aria rarefatta sta per sfinirci. E’ un ambiente troppo tosto e restarci per troppo tempo può portarci a stare male.
Decidiamo di tornare indietro verso il campo base. Ci aspettano almeno altre due ore e mezzo di cammino in discesa ma pur sempre senza ossigeno.

 

La discesa a quest’altura può sembrare più facile da affrontare ma invece cosi non è.
Il mal di testa inizia a farmi soffrire e anche Julia accusa il colpo. Mastichiamo caramelle alla coca e con il loro aiuto continuiamo la discesa. Intorno a noi branchi di alpaca ci osservano in silenzio. alcuni di loro alzano il collo e fissandoci sembrano dirci ” Non fermatevi manca poco ce l’avete quasi fatta! “. Sono stupendi ci fermiamo qualche istante ad ammirarli.
Due ore più tardi giungiamo stremati al campo base. Pranziamo.
Parlo con Julia ed emozionata mi sussurra che viaggiare da soli è la cosa più bella del mondo, l’arricchimento interiore migliore e che l’esperienza di oggi l’ha memorizzata per sempre nella sua mente e nel suo cuore.
La guardo e sorrido. Penso anche io la stessa cosa. Le dico che sono felice di averla conosciuta. Lei mi risponde ” Lo sono anche io” . Questa montagna e questa ragazza mi hanno donato un qualcosa di magico. La cosa bella è che telepaticamente comunicavo con Julia in ogni singolo istante anche senza volerlo. Questo succedeva grazie a questo luogo incantato e a questi sentieri colorati che ispiravano nelle nostri menti le stesse identiche emozioni.